
Dal confronto tra istituzioni, accademia e industria emerge il ruolo dell’aderenza nelle patologie croniche come possibile fattore per ottimizzare le risorse e favorire l’accesso alle terapie innovative.
L’aderenza terapeutica nelle patologie croniche rimane uno dei punti chiave nel confronto sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, non solo come obiettivo clinico ma anche come possibile strumento per ottimizzare l’uso delle risorse e favorire l’accesso all’innovazione.
È quanto emerso nel corso dell’incontro "Dalla Fondazione all’Innovazione: come generare valore per la Sanità Pubblica", svoltosi a Roma presso Palazzo Baldassini, che ha riunito rappresentanti istituzionali, accademici e industria farmaceutica per discutere le prospettive del sistema sanitario tra sostenibilità e accesso alle cure.
Aderenza e cronicità: impatto clinico ed economico
In un contesto caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle patologie croniche, la gestione dei pazienti cardiometabolici rappresenta uno dei temi principali per la tenuta del sistema. Migliorare l’aderenza ai trattamenti significa non solo ottenere benefici clinici, ma anche ridurre eventi evitabili con i conseguenti costi sanitari.
Secondo quanto emerso dal confronto, interventi mirati sull’appropriatezza prescrittiva e sulla semplificazione degli schemi terapeutici possono contribuire a migliorare la continuità delle cure, con effetti potenzialmente rilevanti anche sul piano della sostenibilità.
Dalle cronicità all’innovazione: il problema delle risorse
Il tema dell’aderenza si inserisce in un quadro più ampio, in cui la disponibilità di risorse rappresenta uno dei principali fattori limitanti per l’accesso alle terapie innovative, in particolare in ambito oncologico e nelle patologie rare.
In questa prospettiva, una gestione più efficiente delle cronicità viene indicata come uno degli strumenti possibili per liberare risorse da reinvestire in ambiti ad alta complessità e bisogno clinico.
"Favorendo l’appropriatezza e l’aderenza, generiamo benefici tangibili sia sul piano clinico che su quello della sostenibilità economica" ha dichiarato Emilio Gagliardi, Managing Director Servier Italia & Malta. "Questo meccanismo può contribuire a rendere disponibili risorse da destinare a patologie ancora prive di opzioni terapeutiche consolidate".
Accesso all’innovazione e ruolo delle politiche sanitarie
Durante l’incontro è stato inoltre sottolineato come il passaggio dall’innovazione alla pratica clinica richieda un contesto regolatorio e organizzativo adeguato. Tra le proposte emerse, l’introduzione sistematica di indicatori di aderenza nei sistemi di monitoraggio e la necessità di garantire un accesso più uniforme ai test diagnostici avanzati sul territorio nazionale.
In parallelo, è stata evidenziata l’importanza delle partnership tra pubblico e privato nella produzione di evidenze di real world, a supporto di una programmazione sanitaria più efficace.
"Il tema dell’aderenza terapeutica si colloca oggi all’interno di una riflessione più ampia sulla sostenibilità e sulla competitività del sistema salute", ha osservato Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria, richiamando la necessità di un quadro regolatorio stabile e orientato alla valorizzazione dell’innovazione.
Tra sostenibilità e accesso c’è ancora molto da fare
Il confronto ha evidenziato come l’aderenza terapeutica rappresenti dunque una leva ancora parzialmente inespressa, capace di incidere sia sugli esiti clinici sia sull’equilibrio economico del sistema.
Resta tuttavia da chiarire in che misura, con quali tempi e attraverso quali meccanismi i benefici derivanti da una maggiore aderenza possano tradursi in risorse effettivamente disponibili per l’innovazione, in un sistema già caratterizzato da vincoli strutturali di spesa.
Resta inoltre aperto il tema delle modalità con cui migliorare concretamente l’aderenza terapeutica nella pratica clinica. Interventi sulla semplificazione degli schemi terapeutici, inclusi approcci long-acting, così come modelli strutturati di monitoraggio e presa in carico territoriale, rappresentano alcune delle strategie possibili, ma richiedono investimenti organizzativi e un’integrazione efficace tra livelli assistenziali.
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