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Alcol, un rischio che cresce e resta sommerso

Sono 8 milioni di italiani bevono mettendo a repentaglio la salute, ma i servizi intercettano solo una minima parte di chi ha già danni
Salute

Nel consumo di alcol in Italia si sta consolidando uno scenario sempre più complesso: cresce la quota di popolazione che beve in modo pericoloso, aumentano binge drinking e consumi fuori pasto, mentre resta drammaticamente bassa la capacità del Servizio sanitario nazionale di intercettare chi ha già sviluppato danni alcol-correlati. A fotografare questa realtà sono i dati dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto superiore di sanità, presentati in occasione dell’"Alcohol Prevention Day – XXV edizione".

I numeri del consumo di alcol in Italia

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Nel 2024 in Italia sono circa 36 milioni le persone che hanno consumato almeno una bevanda alcolica, pari al 76,7% degli uomini e al 57,1% delle donne di età superiore agli 11 anni. All’interno di questa ampia platea, preoccupa in particolare la quota di consumatori a rischio: 8 milioni e 200mila persone che hanno bevuto con modalità, quantità e frequenza tali da compromettere la salute.

Il fenomeno del binge drinking, il bere finalizzato all’ubriacatura, riguarda 4 milioni e 450mila cittadini, inclusi 79mila minorenni. Ancora più critico il dato sui consumatori dannosi: 730mila persone presentano già conseguenze fisiche o mentali legate all’alcol e avrebbero bisogno di un trattamento clinico, ma solo l’8,3% viene intercettato dall’Ssn e preso in carico dai servizi.

Consumatori a rischio: giovani, donne e anziani

All’interno degli oltre otto milioni di consumatori a rischio emergono gruppi particolarmente vulnerabili. Si tratta soprattutto dei giovani, delle donne e degli anziani, popolazioni che mostrano trend di consumo in crescita o comportamenti sempre più lontani dal tradizionale modello mediterraneo.

I giovani tra gli 11 e i 24 anni che bevono in modo rischioso sono 1 milione e 270mila, di cui 580mila minorenni. Le donne a rischio superano i 2,5 milioni, mentre tra gli anziani maschi si osserva la quota più elevata di consumatori dannosi.

"Proprio sui consumatori a rischio – sottolinea Claudia Gandin, dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Iss – si potrebbe agire con un’Identificazione precoce e un intervento breve, Ipib, approccio per il quale su incarico del Ministero della Salute l’Ona sta lavorando svolgendo corsi di formazione specifici per il Servizio sanitario nazionale".

Binge drinking in crescita, soprattutto tra le donne

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dai dati riguarda l’evoluzione del binge drinking. Negli ultimi dieci anni il fenomeno ha registrato un incremento marcato, in particolare tra le donne, dove la prevalenza è aumentata dell’84% (dal 2,5% del 2014 al 4,6% del 2024). Tra gli uomini la crescita è stata del 24%, senza segnali di inversione.

Parallelamente continuano ad aumentare i consumi fuori pasto, soprattutto nel sesso femminile: il 24,6% delle donne dichiara di bere al di fuori dei pasti principali. Tra queste, 1 milione e 250mila riferiscono di consumare alcol con l’obiettivo di ubriacarsi, un comportamento sempre più diffuso anche nelle fasce di età tradizionalmente considerate a basso rischio.

Consumatori con danni da alcol

Tra i 730mila consumatori dannosi, 250mila sono donne. Si tratta di persone che presentano già patologie o disturbi alcol-correlati e che necessiterebbero di un trattamento clinico strutturato. Tuttavia, solo una piccola quota riesce ad accedere ai percorsi di cura all’interno del sistema sanitario.

"Particolarmente critica – osserva Gandin – risulta la situazione della popolazione anziana, uno dei target meno raggiunti dalle attività di prevenzione. In questa fascia si registra la quota più elevata di consumatori dannosi, spesso non intercettati dai servizi e dai professionisti del Servizio sanitario nazionale".

Cresce il consumo tra le donne

Nel 2024 il 57,1% delle donne italiane sopra gli 11 anni ha consumato alcol, pari a quasi 16 milioni di persone. Le consumatrici a rischio sono oltre 2 milioni e mezzo, mentre il 4,6% ha praticato il binge drinking, con un aumento continuo negli ultimi dieci anni. Preoccupa soprattutto la crescita del consumo fuori pasto (+49,3% rispetto al 2014) e del bere finalizzato all’ubriacatura (+78,7%), fenomeni che coinvolgono tutte le fasce d’età, comprese le donne in età fertile e le anziane. Tra le minorenni, il 13,3% è consumatrice a rischio. Per questo, secondo gli esperti dell’Ona, sono necessarie "azioni mirate particolarmente rilevanti per le giovani e per le donne in età fertile e durante la gravidanza; per tutte è urgente un’informazione capillare sulla correlazione tra alcol e aumento del rischio di tumore della mammella".

Giovani tra precocità e normalizzazione del rischio

Il consumo di alcol inizia presto e si consolida rapidamente tra gli adolescenti e i giovani adulti. Tra gli 11 e i 24 anni, il 18,2% dei maschi il 13,1% delle femmine è consumatore a rischio. Resta elevata anche la diffusione del binge drinking: 730mila giovani, di cui 79mila minorenni.

Tra i 18 e i 24 anni, le bevande più diffuse sono birra e aperitivi alcolici, che rappresentano ormai una scelta abituale e socialmente accettata, contribuendo alla normalizzazione di consumi potenzialmente dannosi.

Anziani: il vino resta centrale, ma i modelli cambiano

Nel 2024 sono 2 milioni e 450mila gli ultra65enni a rischio, soprattutto uomini. In questa fascia si osserva un allontanamento progressivo dal modello tradizionale, con un aumento significativo dei consumi fuori pasto, cresciuti del 22% tra i maschi e addirittura dell’80,7% tra le femmine rispetto al 2014. Il vino rimane la bevanda di riferimento, ma le modalità di consumo stanno cambiando, contribuendo a un rischio spesso sottovalutato sia dai cittadini sia dagli operatori sanitari.

Salute
Commenti
RB
Raffaello Biagi
Importantissimo sarebbe campagne di informazione e la pressione sui politici per inserire in tutte le etichette degli alcolici la segnalazione di gravi rischi di dipendenza e per la salute!
Rispondi
17/04/2026 10:15

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