
Per milioni di italiani è una malattia non riconosciuta che pesa su salute, lavoro e sicurezza. Ora una proposta di legge e un Policy Paper chiedono di cambiare passo
Per anni è stata liquidata come un disturbo "secondario", spesso affrontato con soluzioni improvvisate o ignorato del tutto. Eppure, l’insonnia oggi riguarda oltre 13 milioni di italiani e rappresenta un vero problema di sanità pubblica, con un impatto economico paragonabile a una legge di bilancio. A fronte di numeri così rilevanti, solo una minoranza dei pazienti riceve una diagnosi corretta e un trattamento adeguato. Da qui l’urgenza di riconoscerla ufficialmente come patologia cronica.
Un problema diffuso, soprattutto tra donne e adulti maturi
Secondo i dati presentati a Roma nel corso dell’evento promosso dall’Intergruppo parlamentare per le Neuroscienze, l’insonnia colpisce 13,4 milioni di persone in Italia, con una prevalenza maggiore tra le donne. Il disturbo si manifesta con una ridotta qualità e quantità del sonno per almeno tre notti alla settimana e per almeno tre mesi consecutivi, configurandosi come insonnia cronica.
Le fasce più interessate sono quelle tra i 45 e i 54 anni e oltre i 65 anni, ma a preoccupare è anche l’aumento dei casi tra gli adolescenti, spesso associato all’uso eccessivo dello smartphone e dei dispositivi digitali nelle ore serali.
Diagnosi rare e cure insufficienti
Nonostante l’ampia diffusione, l’insonnia resta in gran parte sommersa. Solo il 40% dei pazienti riceve una diagnosi, mentre appena il 21% viene trattato in modo appropriato. In termini assoluti, 4-5 milioni di italiani convivono con il disturbo senza alcun percorso terapeutico adeguato.
"I dati mostrano con chiarezza che si tratta di un tema di sanità pubblica che richiede un approccio più strutturato", ha sottolineato il ministro della Salute Orazio Schillaci, evidenziando la necessità di superare una visione riduttiva del problema. L’insonnia cronica, infatti, non compromette solo il riposo, ma ha ripercussioni dirette sul funzionamento cognitivo e sulla qualità della vita.
Le conseguenze su salute, lavoro e sicurezza
Il 62% dei pazienti riferisce difficoltà di concentrazione, mentre il 57% lamenta problemi di memoria. Non sorprende, quindi, che oltre l’80% segnali un peggioramento della performance lavorativa. Le ricadute si estendono anche alla sicurezza: uno studio citato nel Policy Paper mostra che gli autisti affetti da insonnia hanno un rischio di incidenti stradali 1,8 volte più elevato rispetto alla popolazione generale. Non a caso, il disturbo è associato a un aumento degli accessi al pronto soccorso e a una maggiore incidenza di patologie neurologiche e cardiovascolari.
Un costo sociale ed economico
Il peso dell’insonnia non si misura solo in termini di benessere individuale. Il costo complessivo della patologia è stimato in circa 14 miliardi di euro, sommando i costi diretti – ricoveri, visite specialistiche, farmaci – e quelli indiretti legati ad assenteismo, calo di produttività e incidenti. Una cifra che rende evidente come il mancato trattamento del disturbo rappresenti anche un problema per la sostenibilità del sistema.
La proposta di legge
Per colmare questo vuoto, è stata presentata una proposta di legge che punta a riconoscere l’insonnia cronica come patologia invalidante. "Ho depositato, come prima firmataria, una proposta di legge per riconoscere l'insonnia cronica come patologia invalidante, da gestire integrandola nei Livelli essenziali di assistenza e nel Piano nazionale della cronicità", ha spiegato Annarita Patriarca, segretario dell’Ufficio di Presidenza della Camera. L’obiettivo è garantire percorsi di diagnosi e cura uniformi sul territorio, superando le disuguaglianze regionali e l’attuale frammentazione degli interventi.
Le leve per cambiare rotta
Accanto alla legge, il Policy Paper elaborato dal Gruppo di lavoro sui disturbi del sonno insiste sulla necessità di "investire in formazione dei professionisti sanitari e in una maggiore informazione dei cittadini", ha ribadito Beatrice Lorenzin, membro della Commissione Bilancio del Senato. Perché riconoscere l’insonnia come malattia non significa solo inserirla nei Lea, ma anche intercettarla prima, trattarla meglio e ridurne l’impatto sulla salute pubblica.
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