
L’indagine Homnya presentata a Cosmofarma mostra una farmacia sempre più orientata verso servizi e prossimità. Ma il coordinamento con i medici e la capacità di leggere i bisogni sanitari locali restano ancora fragili
La farmacia dei servizi non è più una prospettiva futura, ma una realtà ormai consolidata nel sistema sanitario territoriale italiano. Tuttavia, il vero elemento che oggi distingue le farmacie più performanti non è tanto la presenza di servizi sanitari o diagnostici, quanto la capacità di integrarli dentro una relazione stabile con il territorio, i medici e i cittadini. È quanto emerge dall’indagine realizzata da Homnya su 400 farmacie private italiane - 200 high performing e 200 low performing - presentata a Cosmofarma Exhibition 2026.
Lo studio, basato su interviste CATI/CAWI, aveva l’obiettivo di individuare i fattori organizzativi, culturali e gestionali che influenzano le performance delle farmacie italiane, con particolare attenzione al rapporto tra servizi, consulenza e sanità territoriale.
Il modello è ormai condiviso. Cambia la capacità di renderlo operativo
Uno dei primi dati che emerge dall’indagine è che la trasformazione della farmacia italiana appare ormai largamente acquisita almeno sul piano teorico. Circa il 95% delle farmacie intervistate dichiara infatti di adottare un modello "equilibrato" tra servizi sanitari e consulenza professionale. Solo quote residuali si collocano su modelli esclusivamente commerciali o esclusivamente diagnostici.
Il punto, però, è che high e low performing dichiarano sostanzialmente lo stesso approccio. La differenza non sta quindi nell’adesione formale alla farmacia dei servizi, ma nella capacità concreta di tradurre quel modello in organizzazione, relazione e continuità operativa.
Il rapporto con il territorio resta la vera criticità
Ed è proprio sul territorio che emergono le fragilità più significative. Secondo l’indagine, oltre la metà delle farmacie mostra livelli insufficienti nell’analisi strutturata dei bisogni sanitari locali. Solo una minoranza dichiara di utilizzare un approccio continuativo e metodologico nella lettura della domanda di salute della popolazione servita.
Il dato assume particolare rilevanza in una fase in cui la farmacia viene sempre più presentata come presidio di prossimità e possibile punto di riferimento dell’assistenza territoriale. Ancora più significativo il tema dell’integrazione con i medici: nel 63% dei casi meno del 20% dei pazienti viene seguito "a quattro mani" da farmacista e medico. Nelle farmacie high performing la collaborazione appare più sviluppata, ma resta comunque lontana da un modello realmente integrato di presa in carico territoriale.
È probabilmente questo uno dei principali elementi che emergono dall’indagine: il tema non è più soltanto ampliare il catalogo dei servizi, ma costruire un raccordo stabile tra farmacia, medicina territoriale e bisogni reali della popolazione.
La formazione cresce, ma da sola non basta
L’indagine evidenzia anche come la formazione sia ormai diventata una pratica diffusa: oltre l’80% delle farmacie dichiara che il personale partecipa regolarmente ad attività formative su telemedicina, servizi digitali, diagnostica, organizzazione e consulenza.
Ma il dato più interessante è che la maggiore intensità formativa non coincide automaticamente con migliori performance. Secondo Homnya, le farmacie low performing dichiarano addirittura una frequenza formativa superiore rispetto alle high performing. Un elemento che suggerisce come il problema non sia più soltanto accumulare competenze teoriche, ma riuscire a trasformarle in relazione professionale, capacità consulenziale e integrazione con il territorio.
Il cittadino arriva sempre più autonomo
Un altro passaggio rilevante riguarda il comportamento dei pazienti-clienti. Per il 72% del campione, soltanto due cittadini su dieci entrano in farmacia chiedendo realmente consiglio professionale, mentre la maggioranza arriva già orientata verso un prodotto o una soluzione specifica.
Le farmacie più performanti riescono però a mantenere più vivo il ruolo consulenziale del farmacista, intercettando in misura maggiore il bisogno di orientamento e supporto professionale.
Un dato che fotografa anche l’evoluzione del rapporto tra cittadini, salute e consumo sanitario: il processo decisionale tende sempre più a formarsi prima dell’ingresso in farmacia, attraverso informazione online, pubblicità, social network e auto-orientamento. Va quindi considerato quale sia il ruolo e il potere del farmacista non tanto nel suggerire un prodotto adeguato, quanto nel correggere eventuali convinzioni errate da parte dell’utenza.
Una trasformazione che si intreccia con la crisi della medicina territoriale
L’indagine arriva in una fase particolarmente delicata per la sanità territoriale italiana, segnata dal confronto sulla riforma della medicina generale, dalla carenza di professionisti e dalle difficoltà di sviluppo delle Case di comunità. In questo contesto la farmacia appare sempre più come uno dei punti di accesso più immediati alla domanda di salute dei cittadini.
Ma proprio i dati presentati a Cosmofarma mostrano come il tema centrale non sia soltanto la crescita quantitativa dei servizi, quanto la definizione di modelli realmente integrati, capaci di evitare frammentazione dei percorsi e sovrapposizioni tra competenze professionali.
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