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Farmacia dei servizi, tra sanità di prossimità e vuoti del territorio

Farmacia Redazione politico sanitaria | 11/05/2026 10:43

Dal congresso Cosmofarma emerge la spinta a rafforzare il ruolo delle farmacie nel SSN. Ma la crescita dei servizi territoriali apre interrogativi su competenze, governance e presa in carico dei pazienti

In una sanità territoriale attraversata da carenza di medici, difficoltà di accesso e crescente domanda di prestazioni rapide, la farmacia dei servizi continua ad allargare il proprio raggio d’azione. Screening, telemedicina, holter, ECG, monitoraggi, campagne di prevenzione e supporto alla gestione delle cronicità stanno trasformando progressivamente il ruolo delle farmacie italiane, sempre più presentate come uno dei pilastri della prossimità sanitaria.

È il quadro emerso anche a Cosmofarma Exhibition 2026, dove il tema della farmacia dei servizi è stato al centro della tavola rotonda "La sanità italiana nella stagione delle riforme strutturali".

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Secondo FOFI, la sfida è rendere sempre più concreta "la Farmacia dei servizi integrata nel SSN", valorizzando prossimità, accessibilità e rapporto fiduciario con i cittadini.

"L’impegno della Federazione è lavorare affinché i cittadini siano sempre più consapevoli delle opportunità di prevenzione e assistenza offerte quotidianamente dai farmacisti sul territorio", ha dichiarato Andrea Mandelli, presidente FOFI.

Una trasformazione che corre più veloce della riflessione

Ma proprio mentre il modello si espande, emergono anche segnali che raccontano una trasformazione ancora poco compresa persino all’interno della professione. Secondo i dati preliminari della prima indagine nazionale "Studenti, Farmacia e CTF 2026", realizzata da UniversityBox su mille studenti dei corsi di laurea in Farmacia e Chimica e tecnologia farmaceutiche, uno studente su due dichiara infatti di non conoscere adeguatamente il modello della farmacia dei servizi.

Un dato che va oltre il semplice problema informativo. Perché suggerisce che la trasformazione della farmacia territoriale stia avanzando molto rapidamente sul piano operativo e commerciale, mentre il dibattito culturale, professionale e regolatorio fatica ancora a tenere il passo.

Il ruolo vicario rispetto alla crisi della medicina territoriale

La crescita della farmacia dei servizi non avviene nel vuoto. Si sviluppa dentro una sanità territoriale che da anni mostra difficoltà strutturali: carenza di medici di medicina generale, liste d’attesa, Case di comunità ancora incomplete, pronto soccorso sovraccarichi e crescente domanda di assistenza di prossimità.

In questo scenario la farmacia rappresenta spesso il presidio più accessibile e immediato per il cittadino: nessuna prenotazione, orari estesi, diffusione capillare e possibilità di ottenere rapidamente prestazioni di primo livello. È anche per questo che le farmacie stanno progressivamente occupando spazi che storicamente appartenevano alla medicina territoriale tradizionale.

Un fenomeno che molti considerano inevitabile in un sistema sanitario sotto pressione, ma che apre interrogativi sempre più evidenti sulla governance complessiva della presa in carico.

Dalla prevenzione alla diagnosi: dove si fermano i confini?

Il punto non riguarda tanto la legittimità della farmacia dei servizi quanto la definizione dei suoi limiti e delle sue responsabilità. Prevenzione, screening e supporto al monitoraggio rappresentano attività coerenti con il ruolo territoriale del farmacista. Più complesso diventa invece il tema quando si entra in aree che sfiorano la diagnostica clinica o la gestione di percorsi assistenziali articolati.

Un ECG, un holter o una spirometria non sono soltanto prestazioni tecniche. Producono dati che richiedono interpretazione clinica, contestualizzazione e, soprattutto, continuità terapeutica. Ed è qui che emerge uno dei principali interrogativi del modello attuale: chi prende realmente in carico il paziente dopo il test?

Perché il rischio è che il cittadino ottenga rapidamente un esame o un monitoraggio senza però entrare in un percorso clinico strutturato e continuativo.

Il tema dell’autodiagnosi e della frammentazione

Accanto alla rapidità di accesso cresce anche il rischio di una sanità sempre più frammentata e orientata alla singola prestazione. Molti cittadini ricorrono infatti alla farmacia non soltanto per difficoltà di accesso al SSN, ma anche per la percezione di immediatezza, semplicità e costi contenuti delle prestazioni.

Ma un sistema costruito attorno a microservizi acquistati direttamente dal paziente rischia di favorire fenomeni di autodiagnosi, rassicurazioni improprie o, al contrario, allarmismi non sempre giustificati. Il punto diventa allora capire chi governa realmente il percorso clinico.

Perché una cosa è facilitare l’accesso alla prevenzione; un’altra è sostituire progressivamente la presa in carico territoriale con una somma di prestazioni episodiche acquistate out of pocket.

Integrazione del SSN o sanità parallela?

La farmacia dei servizi viene spesso raccontata come un rafforzamento della sanità pubblica territoriale. Ma il tema è più complesso. Molte delle prestazioni offerte nelle farmacie non sono infatti erogate direttamente dal SSN, bensì acquistate dal cittadino a prezzi relativamente accessibili. Un modello che aumenta certamente la rapidità di accesso, ma che sposta anche una parte crescente della domanda sanitaria sul mercato privato diffuso.

In questo senso la farmacia dei servizi appare sempre più come una risposta pragmatica ai vuoti dell’assistenza territoriale, più che il risultato di una ridefinizione organica dei ruoli professionali e dei percorsi clinici. Ed è probabilmente questo il vero tema aperto: capire se il sistema sanitario stia costruendo una rete territoriale realmente integrata oppure una sanità parallela fatta di prestazioni rapide, accessibili e relativamente economiche, ma non sempre inserite in un disegno clinico coerente e continuativo per via della natura eminentemente commerciale dell’esercizio.

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