
Da Farmindustria e Bayer il richiamo alla necessità di difendere la leadership italiana del settore. Sullo sfondo il tema della dipendenza da Cina e India, dei costi energetici e della sicurezza delle forniture
La farmaceutica italiana continua a crescere e a consolidare il proprio ruolo tra i principali motori industriali del Paese, ma la situazione va monitorata: il nuovo scenario geopolitico e le tensioni sulle catene globali di approvvigionamento stanno trasformando il settore in una questione che va oltre l’economia e tocca direttamente sicurezza nazionale, autonomia strategica e tenuta del sistema sanitario.
È il sunto di quanto emerso oggi al Bayer HealthCare Manufacturing nel corso dell’evento "Innovazione e produzione di valore. Industria farmaceutica in Italia, una leadership da difendere al tempo della Most Favored Nation", promosso da Farmindustria in occasione degli 80 anni dello stabilimento Bayer di Garbagnate Milanese.
Non si è trattato, quindi, di una semplice celebrazione industriale. Al contrario l’appuntamento ha rappresentato l’occasione per compiere una riflessione più ampia sul ruolo strategico che la filiera farmaceutica sta assumendo in Europa in una fase segnata da instabilità internazionale, dipendenza produttiva dall’Asia e competizione crescente tra Stati Uniti, Cina ed Europa.
Lombardia locomotiva della farmaceutica italiana
I numeri confermano il peso della Lombardia nell’ecosistema farmaceutico nazionale. Secondo i dati presentati da Farmindustria, la Regione concentra oltre 100 imprese del comparto, 25.300 addetti diretti e altri 30 mila nell’indotto. Sul territorio lombardo si realizza inoltre oltre il 50% degli studi clinici italiani, con investimenti in ricerca e sviluppo pari a 640 milioni di euro e circa 2.500 addetti dedicati.
Sul piano internazionale, l’export farmaceutico regionale ha raggiunto nel 2025 quota 11,9 miliardi di euro, pari a circa il 20% del totale nazionale e al 46% dell’export hi-tech lombardo. "La Lombardia rappresenta uno dei motori dell’industria farmaceutica in Italia e in Europa", ha dichiarato Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, parlando di "un ecosistema altamente competitivo" fondato sull’integrazione tra ricerca pubblica, privata e capacità manifatturiera.
A livello nazionale, la produzione farmaceutica italiana ha raggiunto nel 2025 i 74 miliardi di euro, con un export pari a 69,2 miliardi e investimenti annuali in ricerca e produzione per 4,2 miliardi.
Dalla globalizzazione all’autonomia strategica
Accanto ai dati di crescita, ampio spazio è stato dato a un atro tema che ha attraversato gran parte degli interventi: la vulnerabilità della filiera produttiva europea. "Il tema dell’approvvigionamento dei principi attivi oggi è anche un tema di sicurezza nazionale", ha sottolineato Arianna Gregis, Ceo di Bayer Italia e amministratrice delegata di Bayer Spa.
Il riferimento è alla forte dipendenza europea da Cina e India nella produzione di ingredienti farmaceutici e materie prime strategiche. Una dipendenza che, in un contesto segnato da tensioni geopolitiche, guerre commerciali e instabilità energetica, viene percepita sempre più come un elemento di fragilità industriale e sanitaria. "Gli Usa e la Cina corrono nella capacità di attrarre investimenti", ha osservato Gregis, richiamando la necessità di creare "condizioni anche in Italia e in Europa per una maggiore autonomia europea".
Il rischio carenze e la pressione sui costi
Il tema è stato ripreso anche da Cattani, che ha collegato direttamente gli equilibri geopolitici alla possibilità di future carenze di farmaci. "Se questa crisi tra Usa e Iran dovesse perdurare, aumenterebbe il rischio di carenze", ha affermato il presidente di Farmindustria, spiegando come il problema non sia oggi ancora visibile sul piano distributivo, ma stia già emergendo nella struttura dei costi industriali.
Secondo i dati citati da Cattani, negli ultimi mesi alcuni ingredienti attivi hanno registrato aumenti superiori al 100%, mentre alluminio, plastica e carta hanno subito forti rincari. Un quadro che rischia di mettere sotto pressione soprattutto i farmaci maturi e a basso prezzo, come molti antibiotici, dove l’incremento dei costi industriali si scontra con prezzi di rimborso molto bassi.
La partita europea tra innovazione e competitività
Sul piano politico e industriale, l’evento ha messo in evidenza anche il tentativo dell’Italia di rafforzare la propria attrattività internazionale. "Negli ultimi tre anni l’Italia è diventata più attrattiva per chi investe e più affidabile per chi produce", ha dichiarato Alessio Butti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica.
Una posizione che si intreccia con il confronto in corso sulla revisione del Testo unico della legislazione farmaceutica, indicato da più interventi come uno dei possibili strumenti per rendere il sistema italiano più competitivo nella ricerca e nella produzione.
Sul fondo resta però una questione più ampia: capire se l’Europa riuscirà realmente a ricostruire una propria autonomia industriale nel settore farmaceutico oppure continuerà a dipendere in larga misura dalle catene globali asiatiche per principi attivi, materie prime e componenti strategici.
Perché il tema emerso oggi a Garbagnate Milanese va oltre la crescita di un comparto industriale: riguarda la capacità del sistema sanitario europeo di garantire continuità terapeutica, approvvigionamenti stabili e sicurezza delle cure in uno scenario internazionale sempre meno prevedibile.
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