
L’approccio preoperatorio con immunoterapia cambia lo scenario terapeutico e apre la strada a cure sempre più mirate
L’immunoterapia prima della chirurgia
Trattare il tumore del polmone prima dell’intervento chirurgico non è più un’eccezione, ma una strategia sempre più centrale. L’impiego dell’immunoterapia in fase preoperatoria consente infatti di ridurre significativamente il rischio di recidiva, con una diminuzione stimata tra il 30% e il 40%, e di aumentare le probabilità di risposta completa.
Un’evoluzione che segna un cambio di paradigma nella gestione della malattia, come emerso dal 5th International Summit on Lung Cancer, organizzato a Roma dall’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (Ire). Nel confronto tra esperti internazionali è stato ribadito come il tumore del polmone vada ormai considerato una malattia sistemica fin dalle fasi iniziali.
"Oggi non basta più intervenire localmente – spiega Federico Cappuzzo, direttore dell’Oncologia Medica 2 dell’Ire e membro dello scientific board del Summit –. Dobbiamo trattare la malattia come sistemica fin dall’inizio. È questo che aumenta la probabilità di guarigione".
Risposte complete in crescita con i nuovi approcci
Uno dei dati più significativi riguarda l’aumento delle risposte complete nei pazienti trattati con strategie integrate. Le percentuali passano infatti da circa il 2% osservato con approcci tradizionali a oltre il 20% con l’introduzione dell’immunoterapia pre-chirurgica.
Questo risultato riflette una maggiore efficacia nel controllare la malattia già nelle fasi precoci, migliorando la prognosi complessiva. L’intervento chirurgico, pur rimanendo un pilastro della cura nei casi operabili, non è più considerato il primo e automatico passo del percorso terapeutico.
Oggi, il trattamento viene costruito su misura. Si analizzano le caratteristiche molecolari del tumore e si decide se iniziare con immunoterapia, terapie target o combinazioni di approcci. Solo successivamente si valuta il ruolo della chirurgia.
Biopsia liquida, un "sensore precoce" della malattia
Tra le tecnologie emergenti, la biopsia liquida si sta affermando come uno strumento promettente per il monitoraggio della malattia. Attraverso un semplice prelievo di sangue, consente di individuare tracce di DNA tumorale, permettendo di rilevare la cosiddetta malattia minima residua, spesso invisibile con gli esami tradizionali.
Si tratta di una prospettiva ancora non standardizzata per tutti i pazienti, ma già considerata uno dei fronti più avanzati della ricerca oncologica. La possibilità di intercettare eventuali segnali di ripresa della malattia in maniera precoce apre infatti la strada a interventi tempestivi e più efficaci. "La direzione è arrivare a un controllo sempre più preciso e personalizzato – sottolinea Cappuzzo –. Capire in anticipo se la malattia sta tornando significa poter intervenire prima, e meglio".
Dati, biomarcatori e intelligenza artificiale guidano le scelte
Accanto alle nuove opzioni terapeutiche, il Summit ha evidenziato il ruolo crescente dei biomarcatori, dei farmaci innovativi e delle tecnologie digitali nella gestione del tumore del polmone. In particolare, l’integrazione di dati clinici, molecolari e tecnologici consente decisioni sempre più accurate e personalizzate. "La vera innovazione oggi è integrare dati clinici, molecolari e tecnologici per prendere decisioni sempre più precise – conclude Giovanni Blandino, direttore scientifico Ire –. Non trattiamo più tumori uguali per tutti, ma malattie diverse in persone diverse. Questo cambia radicalmente l’efficacia delle cure".
Una sfida ancora aperta
Nonostante i progressi, il tumore del polmone rappresenta ancora una delle principali sfide oncologiche. Nel 2025 in Italia sono stati diagnosticati 27.100 nuovi casi tra gli uomini e 16.400 tra le donne, mentre i decessi stimati nel 2022 sono stati 35.700, secondo i dati Airtum.
Numeri che confermano la complessità della malattia, ma che si accompagnano a un’evoluzione concreta delle prospettive terapeutiche. L’integrazione di nuove strategie, tecnologie e approcci personalizzati sta infatti ridefinendo gli standard di cura, con l’obiettivo di aumentare le possibilità di guarigione e migliorare la qualità di vita dei pazienti.
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