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Carcinoma polmonare metastatico: la radioterapia sul tumore primario aumenta la sopravvivenza nei pazienti EGFR-mutati

Oncologia Annalucia Migliozzi | 08/05/2026 11:40

Nel carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) metastatico, la radioterapia ad alte dosi sul tumore primario potrebbe cambiare l’approccio terapeutico, trasformandosi da trattamento palliativo a strategia con potenziale intento curativo. A evidenziarlo è un nuovo consensus internazionale pubblicato sul Journal of Thoracic Oncology dall’International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC), con la partecipazione anche di esperti italiani.

Secondo il documento, nei pazienti con tumore del polmone metastatico e mutazione di EGFR, la combinazione tra radioterapia radicale e terapia target è associata a un significativo aumento della sopravvivenza globale.

Tumore al polmone EGFR-mutato: sopravvivenza fino a 34,4 mesi con radioterapia e terapia target

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I dati più rilevanti arrivano da uno studio randomizzato di fase III condotto su 118 pazienti con NSCLC metastatico EGFR-mutato. Lo studio ha confrontato la sola terapia con inibitori tirosin-chinasici (TKI) con l’associazione tra TKI e radioterapia toracica radicale da 60 Gy.

I risultati mostrano che:

  • la sopravvivenza globale mediana è salita da 26,2 a 34,4 mesi;ì'iu32w21q32il rischio di morte si è ridotto del 38%;
  • la sopravvivenza libera da progressione è aumentata da 10,6 a 17,1 mesi.

Numeri che rafforzano il ruolo della radioterapia nel trattamento del carcinoma polmonare metastatico, soprattutto nei pazienti con alterazioni molecolari bersagliabili.

Perché colpire il tumore primario può rallentare le metastasi

Il razionale biologico alla base di questo approccio è sempre più solido. Il tumore polmonare primario rappresenta infatti la principale fonte di diffusione metastatica e spesso continua a essere il primo sito di progressione anche nei pazienti che rispondono alle terapie più innovative.

Nei pazienti trattati con osimertinib, ad esempio, il polmone resta la prima sede di recidiva in oltre il 60% dei casi. Eliminare o controllare in modo aggressivo il tumore primario con radioterapia ad alte dosi potrebbe quindi ridurre la capacità della malattia di diffondersi ulteriormente.

Una strategia già osservata con successo anche in altri tumori solidi, come il carcinoma della prostata e il tumore del rinofaringe.

Consensus IASLC: la radioterapia non è più solo palliativa

Il documento pubblicato dalla IASLC ridefinisce il ruolo della radioterapia nel tumore del polmone metastatico, sottolineando come le moderne tecniche di precisione consentano oggi trattamenti ad alte dosi con tossicità generalmente gestibile.

Il consensus affronta diversi aspetti pratici:

  • dosi e frazionamento;
  • definizione dei volumi bersaglio;
  • tempistica rispetto alle terapie sistemiche;
  • gestione della sicurezza e degli effetti collaterali.

Secondo gli esperti, l’integrazione tra radioterapia e farmaci target può essere effettuata senza compromettere la continuità delle cure sistemiche.

Filippi (INT Milano): “La radioterapia può prolungare la vita”

Tra gli autori del consensus figura anche il professor Andrea Riccardo Filippi, Direttore della Radioterapia dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e socio AIRO.

“Per la prima volta un consensus internazionale afferma chiaramente che la radioterapia ad alte dosi sul tumore primario nel tumore del polmone metastatico può prolungare la sopravvivenza e non rappresenta solo un trattamento di supporto”, spiega Filippi.

“Le evidenze più mature, soprattutto nei pazienti EGFR-mutati, mostrano benefici clinici che oggi non possono essere ignorati”.

Nuove prospettive terapeutiche nel carcinoma polmonare metastatico

L’evoluzione delle tecnologie radioterapiche e delle terapie target sta ridefinendo il trattamento del carcinoma polmonare avanzato. In particolare, nei pazienti con mutazioni EGFR, l’associazione tra radioterapia radicale e farmaci mirati potrebbe diventare una nuova opzione terapeutica integrata.

L’obiettivo è migliorare il controllo della malattia, aumentare la sopravvivenza e trasformare il tumore metastatico in una patologia sempre più gestibile nel tempo.

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