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Tumore ovarico, doppio bersaglio per rendere di nuovo efficaci le terapie

Oncologia Lucia Oggianu | 11/05/2026 11:45

Uno studio italiano individua un approccio per superare la resistenza della neoplasia e migliorare la risposta ai trattamenti

Una nuova prospettiva nella lotta contro il tumore ovarico arriva dai laboratori italiani, con un approccio che punta a disarmare i meccanismi di difesa delle cellule tumorali. Lo studio, coordinato dall’Istituto nazionale tumori Pascale di Napoli insieme al Centro di riferimento oncologico (CRO) di Aviano, suggerisce che intervenire contemporaneamente su specifiche proteine possa rendere di nuovo sensibili le cellule ai trattamenti.

La resistenza ai farmaci

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Uno dei principali limiti nella gestione della malattia è rappresentato dalla capacità del tumore di adattarsi alle terapie. In particolare, la chemioterapia, spesso efficace nelle fasi iniziali, perde nel tempo la sua azione, proprio per l’insorgenza di meccanismi di resistenza sviluppati dalle cellule cancerose. Il gruppo di ricerca ha concentrato l’attenzione su due proteine, mTOR e HSP90, ritenute centrali nel sostenere la sopravvivenza del tumore e la sua capacità di sfuggire ai farmaci.

La scoperta: bloccare due proteine per riattivare la risposta

Grazie all’utilizzo di tecnologie avanzate, i ricercatori hanno osservato che l’inibizione farmacologica simultanea di questi bersagli è in grado di invertire la resistenza. In altre parole, il tumore torna a rispondere alla chemioterapia. I risultati sono stati validati sia in modelli cellulari sia in sistemi preclinici più complessi, mostrando una riduzione della crescita tumorale e un miglioramento dell’efficacia dei trattamenti.

Uno studio italiano con prospettive ampie

Il lavoro, pubblicato sulla rivista Cell Death & Disease, è frutto della collaborazione tra i laboratori di Mercogliano del Pascale — con Rita Lombardi, Laura Addi e Biagio Pucci — e il team guidato da Gustavo Baldassarre del CRO di Aviano. Al progetto hanno contribuito diversi ricercatori dei due centri, a conferma di un approccio multidisciplinare sempre più necessario nella ricerca oncologica.

Un elemento particolarmente rilevante è che la strategia si è dimostrata potenzialmente efficace anche in altri tumori solidi resistenti, tra cui il carcinoma polmonare, aprendo la strada a possibili applicazioni in ambiti più ampi.

Verso terapie sempre più mirate

"Questo studio dimostra che combinare farmaci diretti contro bersagli specifici può essere una strategia efficace per superare la resistenza alle cure – ha spiegato il direttore scientifico del Pascale, Alfredo Budillon –. L’obiettivo ora è portare questi risultati negli studi clinici e sviluppare trattamenti sempre più mirati per le pazienti".

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