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Sovrappeso prima dei 30 anni: il corpo tiene il conto e, prima o poi, lo presenta

Obesità Redazione Pazienti | 19/05/2026 10:24

Una ricerca pubblicata su The Lancet mostra che l’eccesso di peso in giovane età lascia un segno profondo sul metabolismo e aumenta il rischio di morte prematura. Ma intervenire prima cambia le carte in tavola

Forse hai smesso di pesarti. Forse hai rimandato ancora una volta quella visita dal medico oppure ti sei detto che ci pensi dopo, che sei ancora giovane, che c'è tempo. Ma non è ciò che dice la scienza. Se l’eccesso di peso arriva prima dei trent'anni, il corpo non lo dimentica: al contrario, lascia conseguenze biologiche che diventano sempre più difficili da correggere.

La notizia arriva dal congresso europeo sull'obesità ECO 2026, dove la Società italiana obesità (SIO) ha presentato dati che dovrebbero scuotere chiunque stia convivendo con qualche chilo di troppo e che magari continua a pensare di avere ancora tempo per affrontare il problema.

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Il dato che cambia tutto

L'Università di Lund, in Svezia, ha pubblicato su eClinicalMedicine — rivista del gruppo The Lancet — una ricerca che ha seguito oltre 600.000 persone per decenni. Il risultato è inequivocabile: chi sviluppa obesità prima dei 30 anni ha un rischio di morire prematuramente superiore del 70% rispetto a chi mantiene un peso sano in quella fase della vita.

Non si tratta di un rischio vago o lontano: si tratta di patologie che iniziano a costruirsi in silenzio molto prima che qualsiasi sintomo diventi visibile.

"La ricerca ha evidenziato come l’eccesso ponderale in età giovanile non sia una condizione transitoria, ma un precursore di patologie croniche devastanti – spiega Silvio Buscemi, presidente SIO e professore ordinario di Nutrizione clinica all'Università di Palermo – Il grasso viscerale accumulato precocemente altera il metabolismo e il sistema cardiovascolare in modo profondo, innescando precocemente diabete di tipo 2 e ipertensione."

Perché i 30 anni sono il punto di non ritorno

Il corpo umano ha una plasticità straordinaria, ma non infinita. Fino ai trent'anni, il metabolismo, il sistema ormonale e l’apparato cardiovascolare sono ancora in grado di rispondere bene a un intervento deciso: cambiamento alimentare, attività fisica, eventuale supporto medico. Dopo quella soglia, i danni strutturali accumulati dal grasso viscerale diventano molto più difficili da correggere.

"Intervenire prima dei trent’anni è l’unica strategia per evitare che un’intera generazione veda drasticamente ridotta la propria aspettativa di vita", sottolinea Buscemi.

Questo non significa che dopo i trent'anni non valga la pena intervenire, anzi. Farlo è sempre utile e necessario. Ma significa che ogni anno in più trascorso con un peso eccessivo lascia un segno biologico che richiede sforzi sempre maggiori per essere invertito.

L'Italia tra i peggiori in Europa

Nel nostro Paese, l’obesità colpisce già 6 milioni di persone. Ma il dato che preoccupa di più gli specialisti riguarda i bambini: nella fascia tra i 7 e i 9 anni, il nostro Paese occupa stabilmente i primi posti in Europa per sovrappeso infantile.

"Nella fascia 7-9 anni è un’emergenza sanitaria: circa il 10-17% dei bambini è obeso e quasi il 20-39% è in sovrappeso. L’Italia è tra i paesi europei con i tassi più alti, con oltre 100.000 bambini con obesità grave", puntualizza l’esperto.

Il divario geografico è netto: al Sud la situazione è più critica. In Campania, il 43,2% dei bambini tra gli 8 e i 9 anni è già in sovrappeso o obeso. Un dato che fa riflettere su quanto le abitudini alimentari familiari, il contesto socioeconomico e la disponibilità di spazi per il movimento influenzino la salute fin dall’infanzia.

La SIO lancia anche un altro allarme globale: per la prima volta nella storia, il numero di bambini obesi si sta avviando a superare quello dei bambini sottopeso. Un ribaltamento epocale che segna la fine di una certa narrazione sulla fame nel mondo e l’inizio di una nuova emergenza: quella della malnutrizione da eccesso.

Cosa puoi fare

Il primo passo è non rimandare. Parlare con il proprio medico di base è il primo passo concreto: non per una dieta fai-da-te, ma per una valutazione che includa il profilo metabolico, la pressione arteriosa, la glicemia e, se necessario, un invio a uno specialista in nutrizione clinica o a un centro dedicato all'obesità.

L’obesità è una malattia cronica riconosciuta, non una questione di forza di volontà. Affrontarla richiede un approccio medico strutturato, non la colpevolizzazione.

Il progetto nelle scuole

La SIO non si è limitata ad agitare i numeri: ha presentato a Istanbul un progetto concreto. Si chiama SIO-Step (Sviluppo Territoriale Educativo per la Prevenzione) e coinvolge 40 scuole primarie in tutta Italia in un trial controllato della durata di due anni.

"Non si tratta di una semplice campagna informativa – spiega Buscemi – ma di un trial controllato. Il progetto si basa su tre pilastri: educazione e movimento, formazione degli insegnanti e coinvolgimento delle famiglie, supportando costantemente i genitori per rompere il ciclo vizioso di isolamento e sedentarietà che spesso accompagna l’eccesso di peso."

L'ambizione è validare un modello replicabile in tutte le scuole d'Italia, trasformando l'istituto scolastico nel principale motore di salute per le nuove generazioni. Se il progetto otterrà il finanziamento europeo Horizon che la SIO sta perseguendo, potrebbe cambiare il modo in cui l'Italia affronta la prevenzione dell'obesità infantile.

Nel frattempo, se hai figli, nipoti o bambini vicini a te, il modo migliore per proteggerli dal rischio di un'obesità futura non è vietargli i dolci, ma costruire insieme, a tavola e fuori casa, abitudini che durino tutta la vita.

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