
In occasione della Giornata mondiale del medico di famiglia, il presidente Enpam Alberto Oliveti difende il ruolo centrale del MMG e il rapporto fiduciario con il paziente mentre resta aperto il confronto sulla medicina territoriale.
In occasione della Giornata mondiale del medico di famiglia, Fondazione Enpam torna a difendere il ruolo centrale della medicina generale all’interno del Servizio sanitario nazionale. Ma le parole del presidente dell’ente, Alberto Oliveti, arrivano anche in una fase particolarmente delicata per il futuro dell’assistenza territoriale, mentre resta aperto il confronto politico e organizzativo sulla possibile riforma del modello dei medici di famiglia.
"Il medico di famiglia non è soltanto chi prescrive cure o visite - afferma Oliveti - ma il professionista che garantisce continuità assistenziale e conosce davvero i bisogni delle persone, in quanto è titolare di un rapporto fiduciario e continuativo nel tempo con i propri pazienti".
Il confronto sulla riforma territoriale
Il riferimento al "rapporto fiduciario" non appare casuale. Da mesi, infatti, il dibattito sulla riorganizzazione della medicina territoriale ruota anche attorno all’ipotesi di modelli maggiormente strutturati e integrati nelle future Case di comunità, fino alle periodiche proposte di superamento del sistema convenzionato in favore di forme di dipendenza diretta dal Servizio sanitario pubblico.
In questo scenario, la posizione di Enpam sembra riaffermare una visione nella quale il medico di medicina generale mantiene autonomia professionale, continuità del rapporto con il paziente e centralità organizzativa, pur all’interno di un sistema più integrato con altri professionisti sanitari.
"Senza una medicina generale forte il Servizio sanitario perde efficacia", sottolinea ancora Oliveti. "Le riforme devono rafforzare il rapporto fiduciario tra medico e assistito, non indebolirlo, permettendo al medico di poter esercitare la propria attività integrato in un team di professionisti da attivare al bisogno".
Autonomia professionale e sostenibilità del modello
Il tema non riguarda soltanto l’organizzazione dell’assistenza territoriale, ma anche l’identità professionale e previdenziale della categoria. Attorno alla medicina generale convenzionata ruota infatti un modello che garantisce autonomia gestionale e un sistema previdenziale distinto rispetto a quello del lavoro dipendente pubblico.
E non appare scontato che la maggioranza dei medici di famiglia guardi con favore all’ipotesi di un passaggio verso forme di dipendenza dal Ssn, anche considerando che una parte significativa della categoria continua a considerare il modello convenzionato più coerente con la natura fiduciaria della professione.
Allo stesso tempo, però, resta aperta la questione della sostenibilità del sistema attuale. Pensionamenti, carenza di professionisti, aumento dei carichi burocratici e difficoltà nella copertura territoriale stanno mettendo sotto pressione la medicina generale tradizionale, soprattutto nelle aree meno attrattive.
Per questo il confronto sulla riforma della medicina territoriale continua a muoversi su un equilibrio delicato: rafforzare organizzazione, presenza sul territorio e integrazione multiprofessionale senza indebolire quel rapporto fiduciario medico-paziente che il mondo della medicina generale considera ancora uno dei cardini storici del Servizio sanitario nazionale.
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