
Il CHMP raccomanda l’approvazione della strategia perioperatoria per i pazienti non candidabili al cisplatino. Nello studio EV-303 dimezzato il rischio di morte e ridotte del 60% recidive e progressione di malattia.
Nuove prospettive terapeutiche per il carcinoma della vescica muscolo-invasivo resecabile (MIBC) nei pazienti non eleggibili alla chemioterapia con cisplatino. Il Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell’Agenzia Europea per i Medicinali ha espresso parere favorevole all’impiego di enfortumab vedotin in associazione con pembrolizumab sia prima dell’intervento chirurgico sia dopo cistectomia radicale.
La raccomandazione riguarda adulti con malattia localizzata ma ad alto rischio di progressione, per i quali le alternative terapeutiche sono tradizionalmente limitate. La decisione definitiva spetterà ora alla Commissione Europea.
Il giudizio positivo del CHMP si fonda sui risultati dello studio registrativo di fase 3 EV-303/KEYNOTE-905, che ha confrontato la combinazione terapeutica con la sola chirurgia in pazienti non candidabili o contrari al trattamento con cisplatino.
I dati mostrano un miglioramento significativo degli outcome clinici. In particolare, l’associazione ha ridotto del 60% il rischio di recidiva, progressione o decesso nella sopravvivenza libera da eventi (EFS), mentre la sopravvivenza globale ha evidenziato una riduzione del 50% del rischio di morte rispetto alla chirurgia esclusiva.
Secondo Astellas, azienda che sviluppa il farmaco, questi risultati potrebbero colmare un’importante area di bisogno clinico insoddisfatto in una popolazione particolarmente fragile e ad alto rischio di metastatizzazione.
Il profilo di tollerabilità osservato nello studio è risultato coerente con le precedenti evidenze disponibili sulla combinazione. Gli eventi avversi più frequenti correlati al trattamento sono stati prurito, alopecia, diarrea, anemia e affaticamento, senza l’emersione di nuovi segnali di sicurezza.
Il carcinoma della vescica rappresenta il quinto tumore più diffuso in Europa, con oltre 200mila nuove diagnosi ogni anno. La forma muscolo-invasiva costituisce circa il 30% dei casi e si caratterizza per un’elevata probabilità di progressione sistemica. Lo standard terapeutico prevede generalmente chemioterapia neoadiuvante a base di cisplatino seguita da chirurgia radicale, ma fino alla metà dei pazienti non può ricevere questo trattamento per età avanzata, comorbidità o insufficienza renale.
Enfortumab vedotin appartiene alla classe degli anticorpi farmaco-coniugati (ADC) e agisce prendendo di mira la Nectina-4, proteina fortemente espressa nelle cellule tumorali uroteliali. Dopo il legame con il bersaglio, il farmaco rilascia all’interno della cellula una molecola citotossica capace di bloccare la proliferazione e indurre apoptosi.
La combinazione con pembrolizumab è già autorizzata in Europa come terapia di prima linea nel carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico. Un’eventuale approvazione definitiva da parte della Commissione Europea amplierebbe l’utilizzo del regime terapeutico alle fasi più precoci della malattia, con l’obiettivo di ridurre il rischio di recidiva dopo l’intervento chirurgico.
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