
Per la prima volta i pazienti con carcinoma della vescica muscolo-invasivo resecabile potranno accedere nel Servizio sanitario nazionale a un trattamento perioperatorio basato sull'immunoterapia. L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha infatti approvato la rimborsabilità di durvalumab in associazione alla chemioterapia (gemcitabina e cisplatino) come trattamento neoadiuvante, prima della cistectomia radicale, seguito da durvalumab in monoterapia come terapia adiuvante dopo l'intervento chirurgico.
La nuova indicazione rappresenta una svolta per una patologia che, secondo le stime, fa registrare circa 29mila nuove diagnosi solo nel nostro Paese.
Dopo vent'anni cambia lo standard di cura
Per circa due decenni, il trattamento standard del carcinoma della vescica muscolo-invasivo è stato rappresentato dalla cistectomia radicale preceduta da quattro cicli di chemioterapia a base di cisplatino. Nonostante questo approccio, circa la metà dei pazienti sviluppa una recidiva o una progressione della malattia. "L'aggiunta dell'immunoterapia con durvalumab, prima e dopo la chirurgia, rappresenta una strategia innovativa che cambia la pratica clinica", afferma Lorenzo Antonuzzo, direttore della Struttura complessa di Oncologia clinica dell'Aou Careggi e del Dipartimento di Medicina sperimentale e clinica dell'Università di Firenze.
I dati dello studio internazionale Niagara, pubblicati sul New England Journal of Medicine, mostrano una riduzione del 25% del rischio di morte rispetto alla sola chemioterapia neoadiuvante. A due anni dall'inizio del trattamento, l'82,2% dei pazienti trattati con il regime comprendente durvalumab era ancora in vita, rispetto al 75,2% del gruppo trattato con la sola chemioterapia. Lo studio ha inoltre evidenziato una riduzione del 32% del rischio di progressione della malattia, recidiva, mancato completamento dell'intervento chirurgico o morte.
La multidisciplinarietà diventa ancora più centrale
L'introduzione dell'immunoterapia rafforza l'importanza di un approccio multidisciplinare nella gestione del carcinoma della vescica muscolo-invasivo. "Dopo la diagnosi istologica e la stadiazione radiologica, il trattamento deve essere discusso all'interno del gruppo multidisciplinare", sottolinea Rodolfo Hurle, urologo dell'Irccs Istituto Clinico Humanitas. Il team coinvolge abitualmente urologo, oncologo, radioterapista, radiologo e anatomo-patologo, ai quali possono affiancarsi altre figure specialistiche come psiconcologo, geriatra, nutrizionista e riabilitatore.
Secondo Hurle, la disponibilità del nuovo regime perioperatorio rende ancora più importante il confronto tra le diverse professionalità coinvolte nel percorso di cura, che non si esaurisce con l'intervento chirurgico ma prosegue nel follow-up oncologico e chirurgico.
Una nuova prospettiva per i pazienti
L'approvazione della rimborsabilità da parte di Aifa apre una nuova fase nella gestione del carcinoma della vescica muscolo-invasivo resecabile. Secondo Antonuzzo, la disponibilità di durvalumab potrebbe favorire anche un maggiore ricorso alla terapia neoadiuvante, ancora oggi non sempre utilizzata prima della chirurgia nonostante le evidenze scientifiche.
Per Laura Magenta, assistente alla presidenza dell'Associazione Palinuro, il nuovo regime terapeutico rappresenta anche un'importante opportunità per i pazienti, chiamati ad affrontare un percorso complesso sia sul piano clinico sia su quello psicologico. "Dopo vent'anni finalmente clinici e pazienti hanno a disposizione una nuova opzione di cura", afferma. "L'aggiunta dell'immunoterapia prima e dopo la chirurgia cambia le prospettive di sopravvivenza e può contribuire a una partecipazione più attiva del paziente nel percorso di cura".




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