
Scotti difende il modello convenzionale e boccia la riforma della medicina generale. "Non era una riforma di Schillaci ma delle Regioni".
Per la Federazione italiana medici di medicina generale lo stop alla riforma della medicina territoriale rappresenta un segnale positivo. Dopo le indiscrezioni sul sostanziale arenamento del progetto promosso dal ministro della Salute Orazio Schillaci, il segretario nazionale della Fimmg, Silvestro Scotti, rivendica la posizione sostenuta dal sindacato fin dalle prime bozze del provvedimento.
"La riforma sulla medicina generale avrebbe fatto saltare il Servizio sanitario nazionale. Non è una riforma del ministro Schillaci, ma delle Regioni, ed è fatta solo per motivi economici. Se una parte politica della maggioranza ha capito che era dannosa, ne prendiamo atto con responsabilità", ha dichiarato.
Secondo il segretario della Fimmg, l'errore principale non riguardava soltanto il merito del provvedimento, ma anche il metodo scelto per intervenire sulla medicina generale. La riforma, sostiene il sindacato, avrebbe modificato per via legislativa aspetti che rientrano nella sfera della contrattazione nazionale, incidendo direttamente sul sistema convenzionale che regola il rapporto tra medici di famiglia e Servizio sanitario nazionale.
"Non sarebbe una vittoria di categoria", precisa Scotti. "È il riconoscimento che si stava legiferando, in modo unilaterale, su una materia che è contrattuale. La riforma era la negazione della contrattazione, perché per via legislativa, e non negoziale, metteva le mani sulla convenzione dei medici di famiglia".
La proposta alternativa della Fimmg
Pur contestando il progetto sostenuto dal Ministero della Salute e dalle Regioni, la Fimmg respinge l'idea di voler mantenere lo status quo. Scotti sostiene infatti che gli obiettivi del PNRR e del DM77 possano essere raggiunti attraverso il negoziato e non attraverso una riforma legislativa.
"Noi vogliamo lavorare a fianco di Regioni e Ministero per raggiungere gli obiettivi del Pnrr sulla presenza dei medici nelle Case di Comunità", afferma il segretario nazionale del sindacato. "Lo strumento c'è, ed è il negoziato, più rapido ed efficace di un percorso legislativo".
La richiesta è quella di aprire il confronto sul nuovo accordo collettivo nazionale 2025-2027, individuando in quella sede le modalità attraverso cui rafforzare il ruolo dei medici di medicina generale all'interno della nuova rete territoriale.
Il tema del carico di lavoro resta aperto
Nella posizione della Fimmg emerge con chiarezza la difesa del modello convenzionale e della contrattazione come strumento per raggiungere gli obiettivi della riforma territoriale. Resta tuttavia aperta una delle questioni che avevano spinto Governo e Regioni a cercare una soluzione normativa.
Negli ultimi anni gli stessi medici di medicina generale hanno più volte denunciato il crescente peso degli adempimenti burocratici, la carenza di professionisti, le difficoltà nel ricambio generazionale e l'aumento del numero di assistiti per ciascun medico. Proprio da queste criticità era nata la domanda che ha accompagnato il dibattito sulle Case della Comunità: come garantire una presenza stabile dei professionisti nelle nuove strutture senza aumentare ulteriormente un carico di lavoro già considerato elevato dalla categoria?
La Fimmg individua nel negoziato la risposta a questo problema. Resta però da capire in che modo la futura contrattazione potrà contribuire a fronteggiare la carenza di medici e infermieri, ridurre il carico burocratico oggi denunciato dalla categoria e risolvere il problema del crescente volume di lavoro dei MMG, garantendo nel contempo una presenza stabile nelle Case della Comunità. In definitiva, come tradurre gli obiettivi del PNRR in una presenza effettiva e diffusa dei medici all'interno delle Case della Comunità, tema che aveva rappresentato uno dei principali argomenti alla base della proposta di riforma poi arenatasi nelle scorse settimane.
In definitiva: la domanda su come far funzionare le case di comunità entro i tempi previsti dal PNRR resta una domanda aperta.
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