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Tumore della prostata ad alto rischio: apalutamide prima e dopo la chirurgia migliora gli esiti e riduce il rischio di metastasi

Oncologia Redazione scientifica | 05/06/2026 16:14

I risultati finali dello studio di fase 3 PROTEUS, presentati all’ASCO 2026, evidenziano il potenziale di una strategia perioperatoria con apalutamide e terapia ormonale nel carcinoma prostatico localizzato aggressivo.

Una nuova strategia terapeutica potrebbe modificare il trattamento del carcinoma della prostata localizzato ad alto rischio. I dati conclusivi dello studio internazionale di fase 3 PROTEUS, presentati al congresso ASCO 2026, mostrano che l’impiego di apalutamide in associazione alla terapia di deprivazione androgenica (ADT) prima e dopo la prostatectomia radicale è in grado di migliorare significativamente gli outcome clinici rispetto alla sola terapia ormonale.

Lo studio ha coinvolto oltre 2.100 uomini con tumore prostatico localizzato o localmente avanzato ad alto rischio candidati all’intervento chirurgico. Dopo un follow-up mediano di oltre cinque anni, il trattamento combinato ha raggiunto entrambi gli endpoint primari, confermando benefici sia sul controllo locale della malattia sia sulla sopravvivenza libera da metastasi.

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Tra i risultati più rilevanti emerge un incremento marcato della risposta patologica al momento dell’intervento: i pazienti trattati con apalutamide e ADT hanno mostrato una probabilità circa nove volte superiore di presentare assenza di tumore residuo o una quantità minima di malattia rispetto a coloro che avevano ricevuto esclusivamente ADT (8,9% contro 1%).

Parallelamente, la combinazione terapeutica ha determinato una riduzione del 20% del rischio di sviluppare metastasi o di andare incontro a decesso. A cinque anni, il tasso di sopravvivenza libera da metastasi ha raggiunto il 78,2% nel gruppo trattato con apalutamide, rispetto al 73,5% del gruppo di controllo.

Ulteriori vantaggi sono stati osservati negli endpoint secondari. In particolare, il tempo trascorso prima della necessità di una nuova terapia antitumorale è risultato superiore ai sei anni nei pazienti sottoposti al trattamento perioperatorio con apalutamide, contro circa tre anni e mezzo registrati con la sola deprivazione androgenica. Inoltre, è stata documentata una diminuzione del 29% del rischio di recidiva o progressione della malattia e un significativo ritardo nella comparsa di metastasi a distanza.

I risultati assumono particolare rilevanza alla luce dell’elevato bisogno clinico ancora insoddisfatto in questa popolazione. Nonostante la chirurgia rappresenti uno degli standard terapeutici per le forme localizzate aggressive, una quota consistente di pazienti sviluppa una recidiva biochimica o una progressione di malattia negli anni successivi all’intervento.

Dal punto di vista della sicurezza, il profilo di tollerabilità della combinazione è apparso coerente con quanto già noto per apalutamide. Gli eventi avversi più frequenti hanno incluso vampate di calore, rash cutaneo e prurito. Sebbene gli eventi di grado severo siano risultati più comuni nel braccio sperimentale, i tassi di mortalità sono rimasti comparabili tra i gruppi.

Attualmente apalutamide è autorizzata nelle forme avanzate di carcinoma prostatico, ma non è ancora approvata in questo setting perioperatorio. I dati di PROTEUS, pubblicati anche sul New England Journal of Medicine, aprono tuttavia la strada a una possibile revisione degli attuali paradigmi terapeutici nei pazienti con malattia localizzata ad alto rischio.

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