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Tumore della prostata: apalutamide prima e dopo l’intervento riduce recidive e rischio di metastasi

Dallo studio Proteus presentato all’Asco 2026 arriva una strategia che anticipa la terapia e migliora gli esiti nei pazienti ad alto rischio.
Oncologia

Una nuova prospettiva cambia i tempi della cura

Per molti uomini con tumore della prostata localizzato ma aggressivo, la chirurgia da sola non è sempre sufficiente a evitare che la malattia ritorni. Ora, un nuovo approccio potrebbe cambiare questo percorso: aggiungere un farmaco prima e dopo l’intervento. È quanto emerge dai risultati dello studio Proteus, presentati al congresso Asco 2026, che hanno valutato l’uso di apalutamide in associazione alla terapia di deprivazione androgenica (ADT) prima e dopo la prostatectomia radicale.

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Più probabilità di eliminare il tumore con l’intervento

I dati mostrano un risultato molto significativo: i pazienti trattati con questa combinazione hanno una probabilità fino a nove volte maggiore di arrivare all’intervento senza tumore residuo o con quantità minime di malattia. Non si tratta di un dettaglio tecnico: ridurre o eliminare il tumore già al momento della chirurgia significa aumentare le possibilità di controllarlo nel lungo periodo.

"Per molti pazienti con carcinoma prostatico localizzato ad alto rischio, la sola chirurgia può non essere sufficiente a prevenire le recidive – spiega il professor Alberto Briganti, ordinario di Urologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, vicedirettore dell'Istituto di Ricerca Urologico (URI) e direttore del Programma di Chirurgia Robotica del Dipartimento di Urologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano –. I risultati dello studio Proteus indicano la possibilità di un cambiamento che può rivoluzionare la pratica clinica".

Meno metastasi e rischio di morte ridotto

Oltre a migliorare la risposta al trattamento chirurgico, la combinazione con apalutamide ha dimostrato di ridurre del 20% il rischio di sviluppare metastasi o di morire a causa della malattia. In altre parole, anticipare la terapia farmacologica prima dell’intervento non solo agisce sul tumore locale, ma contribuisce anche a rallentare la progressione della malattia nel resto dell’organismo.

Più anni senza bisogno di ulteriori terapie

Un altro dato importante riguarda la qualità della vita nel tempo: i pazienti trattati con apalutamide e terapia ormonale hanno potuto vivere più a lungo senza dover ricorrere ad altre cure. Lo studio evidenzia infatti un intervallo superiore ai sei anni prima della necessità di nuove terapie, contro circa tre anni e mezzo con la sola terapia ormonale. Questo si traduce in meno trattamenti nel tempo e, potenzialmente, in un miglior benessere complessivo.

Un possibile nuovo standard di cura

Il tumore della prostata ad alto rischio resta una sfida importante. Anche dopo l’intervento chirurgico, quasi la metà dei pazienti può andare incontro a una recidiva. Spesso, le terapie aggiuntive vengono introdotte solo quando il tumore è già tornato o si è diffuso, perdendo un’occasione preziosa per intervenire prima. L’approccio studiato con Proteus cambia proprio questo paradigma: intervenire prima, per prevenire la progressione.

Secondo gli esperti, i risultati aprono la strada a un approccio "multimodale", che combina chirurgia e terapia farmacologica fin dalle prime fasi. "L’approccio che unisce chirurgia e apalutamide rappresenta un ulteriore passo avanti – sottolinea la Società italiana di urologia (SIU), evidenziando la riduzione significativa del rischio di persistenza della malattia e delle metastasi.

Cosa significa per i pazienti

Per chi riceve una diagnosi di tumore della prostata ad alto rischio, queste evidenze indicano una prospettiva concreta: non limitarsi a rimuovere il tumore, ma trattarlo in modo più completo fin dall’inizio. "Osservando l’impatto di apalutamide somministrato in fase precoce in combinazione con la chirurgia – spiega Yusri Elsayed, M.H.Sc., Ph.D., Global Therapeutic Area Head, Oncology, Johnson & Johnson – possiamo dire che è la prima terapia della sua classe a dimostrare benefici in questo contesto, rafforzando la necessità di andare oltre un approccio basato esclusivamente sulla chirurgia".

Il futuro

È importante ricordare che questa strategia non è ancora approvata in questo specifico contesto e sono in corso ulteriori analisi per definirne il ruolo nei percorsi terapeutici. Tuttavia, i risultati rappresentano un passo avanti significativo e indicano una direzione chiara: trattare il tumore prima, durante e dopo l’intervento può fare la differenza nel lungo termine.

Oncologia
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