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Funzione renale, un semplice esame del sangue può prevedere i rischi futuri per la salute

Nefrologia Vincenza Gargiulo | 05/06/2026 16:14

Uno studio presentato al congresso della European Renal Association conferma il valore prognostico del filtrato glomerulare nella mortalità e nella progressione della malattia renale.

La salute dei reni potrebbe rappresentare uno dei più importanti indicatori dello stato di salute generale di una persona. A suggerirlo è una nuova ricerca coordinata dall’Università di Leida, presentata al congresso della European Renal Association e pubblicata sulla rivista scientifica JAMA.

Secondo i risultati dello studio, la funzione renale misurata attraverso il filtrato glomerulare (GFR) è in grado di fornire informazioni preziose sul rischio di mortalità, insufficienza renale e complicanze future, confermandosi un parametro chiave nella valutazione clinica dei pazienti.

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La stima del filtrato glomerulare, ottenuta tramite un semplice esame del sangue che misura la creatinina, rappresenta già oggi il principale strumento diagnostico per identificare la malattia renale cronica. Una condizione in costante aumento che interessa tra il 10% e il 15% della popolazione adulta mondiale e che, secondo le previsioni epidemiologiche, entro il 2040 sarà tra le prime cinque cause di perdita di anni di vita.

In Italia si stima che la malattia renale cronica coinvolga tra 4 e 5 milioni di persone. Tuttavia, oltre tre quarti dei casi vengono diagnosticati tardivamente, poiché la patologia tende a rimanere silente fino a una significativa perdita della funzionalità dei reni.

Lo studio ha seguito per quasi sei anni oltre 6.100 partecipanti, utilizzando una misurazione diretta del filtrato glomerulare (mGFR), considerata più accurata rispetto alle stime comunemente impiegate nella pratica clinica.

I dati mostrano che un valore di filtrato glomerulare pari o inferiore a 60 ml/min si associa a un aumento del 21% del rischio di morte per tutte le cause rispetto a valori considerati normali. Inoltre, negli stessi soggetti il rischio di sviluppare insufficienza renale risulta quasi raddoppiato.

“Questa ricerca conferma il ruolo centrale della funzione renale come indicatore prognostico della salute generale”, ha commentato Luca De Nicola, presidente della Società Italiana di Nefrologia. Secondo l’esperto, la valutazione del filtrato glomerulare dovrebbe essere sistematicamente integrata nella pratica clinica, non solo dai nefrologi ma anche da medici di medicina generale, cardiologi, internisti e diabetologi.

L’identificazione precoce di una riduzione della funzione renale potrebbe infatti consentire interventi tempestivi e una migliore gestione del rischio cardiovascolare e metabolico, contribuendo a migliorare la prognosi dei pazienti.

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