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Tumori nell’anziano, l’oncologia cambia paradigma: cure personalizzate e team multidisciplinari al centro dell’assistenza

Oncologia Teresa Brusco | 05/06/2026 14:26

Al Congresso nazionale G.I.O.Ger specialisti a confronto sulle nuove strategie per migliorare la gestione del paziente oncologico anziano

L’invecchiamento della popolazione sta trasformando profondamente il panorama oncologico, rendendo sempre più centrale il tema della gestione dei tumori nell’età avanzata. Oggi la maggior parte delle diagnosi di neoplasia interessa infatti persone con più di 60 anni, una tendenza destinata a crescere nei prossimi decenni. In questo contesto, il trattamento del paziente oncologico anziano rappresenta una delle principali sfide per la medicina contemporanea.

Il tema è stato al centro del Congresso Nazionale G.I.O.Ger (Gruppo Italiano di Oncologia Geriatrica), ospitato presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, dove oncologi, geriatri, chirurghi e radioterapisti si sono confrontati sulle strategie più efficaci per migliorare la qualità delle cure e gli esiti clinici in una popolazione sempre più numerosa e complessa.

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Uno dei messaggi principali emersi dal congresso riguarda il superamento di un approccio basato esclusivamente sull’età anagrafica. Per molti anni, infatti, l’età avanzata è stata considerata un fattore limitante nella scelta delle terapie oncologiche, contribuendo in alcuni casi a fenomeni di sotto-trattamento. Oggi le evidenze scientifiche suggeriscono invece che la sola età cronologica non sia sufficiente per definire l’idoneità di un paziente a un determinato percorso terapeutico. Secondo gli esperti, è necessario distinguere tra età anagrafica ed età biologica, valutando aspetti come autonomia funzionale, presenza di comorbidità, stato nutrizionale, fragilità e capacità di recupero. Questa valutazione multidimensionale permette di individuare trattamenti più appropriati e personalizzati, spesso comparabili a quelli proposti a pazienti più giovani.

L’evoluzione tecnologica ha inoltre contribuito a migliorare le opportunità terapeutiche per gli anziani: la diffusione della chirurgia mininvasiva, laparoscopica e robotica ha ridotto significativamente il trauma operatorio, favorendo recuperi più rapidi e una minore incidenza di complicanze post-operatorie. Benefici che risultano particolarmente importanti nei pazienti con una ridotta riserva funzionale. Parallelamente, cresce l’attenzione verso modelli assistenziali basati sulla collaborazione multidisciplinare. L’integrazione tra oncologi, geriatri, chirurghi, radioterapisti, nutrizionisti, psicologi e fisioterapisti consente una presa in carico più completa della persona, migliorando non solo la sopravvivenza ma anche la qualità della vita durante il percorso di cura.

Un altro aspetto rilevante riguarda la crescente attenzione alle fragilità sociali e psicologiche. Molti pazienti anziani vivono infatti condizioni di isolamento o dispongono di reti familiari limitate, fattori che possono influenzare l’aderenza alle terapie, il recupero e il rischio di nuove ospedalizzazioni. Per questo motivo, la valutazione dei bisogni assistenziali non può limitarsi alla sola dimensione clinica. Tra le strategie emergenti si stanno affermando anche i programmi di preabilitazione, percorsi che prevedono interventi mirati prima dell’avvio delle cure oncologiche. Supporto nutrizionale, attività fisica adattata e sostegno psicologico contribuiscono a preparare il paziente ai trattamenti, migliorandone la tollerabilità e favorendo risultati migliori.

Il nuovo paradigma non punta quindi a trattare tutti nello stesso modo, ma a garantire a ciascun individuo la cura più appropriata in base alle sue caratteristiche cliniche, funzionali e personali. Un cambiamento culturale che mette al centro la persona e che potrebbe contribuire a migliorare in modo significativo gli esiti dell’assistenza oncologica nei prossimi anni.

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