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Infermieri 3.0: quando misurare l'assistenza significa migliorarla

Al Policlinico Gemelli il think tank internazionale JBI gLOCAL Solution Room ha messo a fuoco una sfida cruciale: senza un linguaggio comune per documentare il lavoro infermieristico, cure e politica sanitaria restano cieche
Professione

La questione

Si è appena concluso il JBI gLOCAL Solution Room, pensato per tradurre le evidenze scientifiche in soluzioni pratiche per la clinica, e il capitolo italiano, ospitato presso il Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma, ha riunito ricercatori, clinici e rappresentanti istituzionali attorno a una domanda tanto semplice quanto dirompente: stiamo davvero misurando quello che gli infermieri fanno? La risposta, emersa dal confronto tra i relatori, è che molto resta ancora invisibile. E l’invisibilità ha un costo altissimo per i pazienti, per il sistema sanitario e per la professione stessa.

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Il report come atto clinico e politico

"Il reporting, attraverso un linguaggio standardizzato, permette di migliorare la nostra risposta ai bisogni di salute delle persone, anticipando anche quello che potremo osservare durante il ricovero o in ambito di assistenza domiciliare, in tutti i contesti cioè dove l'infermiere è presente – ha dichiarato la dottoressa Carmen Nuzzo, direttrice del Servizio infermieristico, tecnico, riabilitativo, aziendale (SITRA) del Policlinico Gemelli –. Un’attività preziosa che consente di registrare fenomeni predittivi sulla salute delle persone, per improntare iniziative politico-organizzative e strategiche".

Non si tratta, quindi, di burocrazia: documentare in modo strutturato l'assistenza infermieristica significa generare dati capaci di orientare scelte di politica sanitaria. E con una popolazione sempre più anziana, sola e multipatologica, questa capacità predittiva diventa uno strumento di governo del sistema, non solo di cura del singolo paziente.

Il PAI

Un esempio concreto di questa visione è il programma Professional Assessment Instrument (PAI), adottato dalla Fondazione Policlinico Gemelli da quattordici anni e riconosciuto da JBI — l'organizzazione mondiale di riferimento per la pratica basata sulle evidenze — come esempio di eccellenza a livello mondiale. Si tratta di un sistema informatico e gestionale di supporto alla decisione infermieristica che, attraverso punteggi e algoritmi, aiuta l'identificazione delle diagnosi infermieristiche e dei correlati assistenziali, favorendo omogeneità, tracciabilità e audit dei processi.

"Attraverso il linguaggio standardizzato e la ricerca infermieristica — ha proseguito la dottoressa Nuzzo — è possibile fare scelte di politica sanitaria mirate e ottenere risultati strategici in una popolazione che è sempre più sola e anziana e che finisce sempre per rivolgersi alle strutture per acuti, quando invece molti bisogni di salute potrebbero essere accolti attraverso una visione più territoriale".

La ricerca infermieristica: da JBI a Boston

Fondamentale, in questo quadro, l'integrazione tra strutture scientifiche. Il Centro di eccellenza per la cultura e la ricerca infermieristica dell'OPI (CECRI) finanzia progetti di ricerca, tra cui quelli sulla pratica basata sulle evidenze. La Fondazione Gemelli è uno dei primi partner italiani di JBI.

"Stiamo varando Improving the Evaluation and Management of Surgical Patients Pain (IMPROVEM-P), un importante progetto internazionale che coinvolge quattro Paesi — Italia, Portogallo, Spagna e Romania — con l'obiettivo di implementare evidenze scientifiche sulla gestione infermieristica del dolore e valutarne gli effetti" ha spiegato Antonello Cocchieri, ricercatore in Scienze infermieristiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore e dirigente SITRA del Gemelli.

Ospite d'onore dell'evento la professoressa Susan Gennaro, della William F. Connell School of Nursing del Boston College (Usa) ed editor in chief della Journal of Nursing Scholarship. "In questo momento siamo molto più avanti degli Stati Uniti da un punto di vista scientifico e sociale — ha riferito la dottoressa Nuzzo riportandone le parole. È fondamentale però continuare a lavorare per passare da un nursing narrativo a un nursing documentato con evidenze scientifiche".

Il Lazio apripista: il PAI entra nel Fascicolo sanitario elettronico

L’incontro è stato anche l’occasione per annunciare un passo istituzionale di rilievo nazionale. La Regione Lazio è la prima in Italia ad aver adottato, con una delibera di marzo scorso firmata dal presidente Francesco Rocca, un sistema di reporting strutturato delle attività infermieristiche basato sul PAI, messo gratuitamente a disposizione del Servizio sanitario regionale. Il programma entrerà nella cartella clinica elettronica regionale, collegata direttamente al Fascicolo sanitario elettronico di ogni cittadino.

"Il Lazio sta facendo da apripista in Italia e sta formando tutte le altre Regioni alla definizione di un linguaggio standardizzato", ha sottolineato il dottor Maurizio Zega, presidente dell'Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI) di Roma. "Secondo i dati Agenas, il 92,5% delle prestazioni sanitarie a domicilio è offerto dagli infermieri: di queste il 70% da soli e il 22,5% con altre figure di supporto. Un sistema di sanità pubblica deve dotarsi di tutte le forme di reporting".

Quello che non si misura non si può migliorare

"Tutto quello che non si misura, non può essere migliorato. E nel Lazio avremo finalmente la possibilità di monitorare tutte le informazioni inerenti ai bisogni cronici e pluri-patologici di una popolazione sempre più anziana", ha commentato il presidente Zega citando Lord Kelvin. L’infermiere del futuro dunque non sarà solo chi cura, ma chi documenta, misura e orienta. Perché una professione che parla con dati è una professione che nessuno può ignorare.

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