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Obesità, un anticorpo preserva la massa muscolare durante il dimagrimento con tirzepatide

Obesità

La perdita di peso ottenuta con i farmaci incretinici rappresenta uno dei maggiori progressi nella gestione dell’obesità, ma è spesso accompagnata da una riduzione significativa della massa muscolare. Un nuovo studio internazionale di fase 2 apre ora la strada a una possibile strategia per preservare il tessuto muscolare durante il dimagrimento farmacologico.

I risultati del trial EMBRAZE, pubblicati su Nature Medicine, mostrano che apitegromab, anticorpo monoclonale sperimentale diretto contro la miostatina, è in grado di limitare la perdita di massa magra nei pazienti trattati con tirzepatide, mantenendo invariata l’efficacia sulla riduzione del peso corporeo.

Le terapie basate sugli agonisti del recettore GLP-1 e sugli agonisti duali GLP-1/GIP consentono riduzioni ponderali rilevanti, ma tra il 25% e il 40% del peso perso può essere rappresentato da massa magra. Questo aspetto desta crescente attenzione perché il tessuto muscolare è fondamentale per il metabolismo, la forza fisica e la salute generale.

Apitegromab agisce bloccando selettivamente l’attivazione della miostatina, proteina che limita la crescita muscolare. L’ipotesi dei ricercatori era che l’inibizione di questo bersaglio biologico potesse contrastare il catabolismo muscolare associato alla perdita di peso.

I risultati dello studio EMBRAZE

Il trial ha coinvolto 102 adulti con sovrappeso o obesità, randomizzati a ricevere tirzepatide associata ad apitegromab oppure tirzepatide con placebo.

Dopo 24 settimane, i partecipanti trattati con l’anticorpo hanno registrato una perdita di massa magra pari a 1,6 kg rispetto ai 3,5 kg osservati nel gruppo placebo. La differenza di 1,9 kg si è tradotta in una conservazione relativa della massa muscolare del 54,9%.

L’effetto sulla perdita di peso complessiva è risultato invece sovrapponibile tra i due gruppi: circa 11,2 kg con apitegromab contro 12,5 kg con placebo.

Un altro dato rilevante riguarda la composizione del peso perso. Nei soggetti trattati con apitegromab l’85,3% della riduzione ponderale era attribuibile alla massa grassa, contro il 69,5% registrato nel gruppo di controllo.

Sicurezza e prospettive future

Sul fronte della tollerabilità, il profilo di sicurezza è apparso favorevole. L’incidenza degli eventi avversi, degli eventi gravi e delle interruzioni del trattamento è risultata sostanzialmente simile nei due gruppi. Gli effetti indesiderati più frequenti sono stati nausea, affaticamento e cefalea, generalmente di lieve entità.

Gli autori sottolineano che si tratta di una prova di concetto ottenuta in uno studio relativamente piccolo e con una popolazione prevalentemente femminile. Saranno quindi necessari trial più ampi e di maggiore durata per confermare i benefici clinici a lungo termine.

Nonostante questi limiti, i risultati suggeriscono che l’inibizione selettiva della miostatina potrebbe rappresentare una nuova strategia per migliorare la qualità della perdita di peso, preservando la massa muscolare durante il trattamento farmacologico dell’obesità.

 

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