
Una revisione scientifica presentata al congresso della Società Italiana di Nutrizione Umana conferma il valore nutrizionale di pollo e tacchino. Le carni avicole si distinguono per l’elevata qualità proteica, il ridotto contenuto di grassi e il pote
Le carni avicole consolidano il proprio ruolo all’interno di un’alimentazione equilibrata grazie a un profilo nutrizionale che combina proteine ad alto valore biologico, basso contenuto lipidico e una significativa presenza di vitamine e minerali essenziali. A evidenziarlo è una revisione della letteratura scientifica realizzata da un gruppo di esperti della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), presentata nel corso del congresso annuale della società scientifica a Bergamo.
Le più recenti evidenze scientifiche confermano il ruolo delle carni avicole come componenti rilevanti di una dieta varia e bilanciata. Secondo la revisione coordinata da Livia Pisciotta, docente ordinaria di Scienze dell’Alimentazione all’Università di Genova, pollo e tacchino rappresentano fonti proteiche di elevata qualità nutrizionale grazie all’ottimo profilo aminoacidico e alla presenza di nutrienti essenziali.
Tra le caratteristiche più rilevanti emerge il valore del Digestible Indispensable Amino Acid Score (DIAAS), l’indicatore raccomandato dalla FAO per valutare la qualità delle proteine alimentari. Le carni avicole ottengono punteggi elevati, collocandosi tra le fonti proteiche più complete disponibili nell’alimentazione umana.
Oltre all’apporto proteico, pollo e tacchino forniscono vitamine del gruppo B, ferro, zinco e selenio. Nei tagli magri privati della pelle, il contenuto di grassi risulta particolarmente contenuto, inferiore all’1-1,2% per 100 grammi di prodotto crudo.
L’analisi della letteratura scientifica suggerisce inoltre possibili effetti favorevoli sul mantenimento delle funzioni cognitive durante l’invecchiamento. Alcuni studi recenti hanno osservato che il consumo di pollame come principale fonte proteica della dieta è associato a un minor rischio di deficit cognitivi e demenza rispetto ad altre tipologie di carne, in particolare quelle trasformate. Altre evidenze indicano potenziali vantaggi anche sul fronte della salute cardiometabolica, soprattutto quando le carni avicole vengono inserite nel contesto della dieta mediterranea.
Le raccomandazioni nutrizionali italiane confermano una porzione standard di 100 grammi per le carni bianche. Le Linee guida CREA suggeriscono il consumo di due o tre porzioni settimanali, privilegiando prodotti non trasformati. Questo livello di assunzione contribuisce a soddisfare il fabbisogno di proteine e micronutrienti senza determinare un eccessivo apporto di grassi saturi.
Le carni avicole trovano applicazione nelle diverse fasi della vita. Durante lo svezzamento rappresentano una fonte di ferro facilmente utilizzabile; negli anziani possono contribuire al mantenimento della massa muscolare; in gravidanza supportano l’aumento delle richieste nutrizionali, mentre negli sportivi favoriscono recupero e adattamento muscolare.
L’interesse dei consumatori italiani verso queste produzioni continua a crescere. I consumi pro capite sono passati da 21,38 kg nel 2023 a oltre 22 kg nel 2024, raggiungendo il valore più elevato dell’ultimo decennio. Un andamento in linea con le previsioni internazionali, che indicano il pollame come la categoria destinata a rappresentare una quota sempre più significativa del mercato mondiale delle carni nei prossimi anni.
In Italia il comparto avicolo mantiene inoltre un elevato livello di autosufficienza produttiva, coprendo integralmente il fabbisogno nazionale grazie a una filiera completamente integrata.
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