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Donne in medicina e università: i numeri crescono, ma il divario resta strutturale

Raffaella Buzzetti (SID): "Il mancato accesso delle donne ai ruoli di leadership è un limite che penalizza l’innovazione, la competitività della ricerca e l’efficacia dell’intero sistema sanitario"
Professione

Numeri in crescita, ma lontani dalla parità

Aumenta la presenza femminile ai vertici delle università italiane, ma il quadro complessivo resta sbilanciato. Oggi le rettrici sono 21 su 85 atenei, circa un quarto del totale, un dato più che raddoppiato in meno di cinque anni. Il progresso è significativo però non basta a parlare di reale equilibrio. «Le carriere femminili restano più fragili e i ruoli apicali sono ancora prevalentemente maschili», evidenzia il quadro tracciato in occasione del convegno promosso dalla Società italiana di diabetologia (SID).

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Leadership ancora maschile

I dati confermano uno squilibrio radicato. Solo il 27% dei professori ordinari italiani è donna e la quota scende al 23% sia nell’area clinica sia tra i direttori di Unità operative complesse. Un divario che, secondo la presidente della SID, Raffaella Buzzetti, ha conseguenze dirette sulla qualità del sistema: «Il mancato accesso delle donne ai ruoli di leadership non è solo una questione di equità, ma un limite strutturale che penalizza la qualità dell’innovazione, la competitività della ricerca e l’efficacia dell’intero sistema sanitario. Sprecare talento è un errore che non ci si può permettere».

Un sistema che penalizza le carriere femminili

Il nodo non è episodico ma strutturale. Il gender gap accademico e sanitario è un meccanismo che si autoriproduce. Le interruzioni di carriera legate alla maternità, in un sistema costruito su percorsi lineari, rallentano la progressione professionale delle donne, mentre i colleghi accumulano titoli, pubblicazioni e incarichi. Il risultato è una disparità che, con il tempo, si accentua.

Dati e algoritmi: il rischio di amplificare le disuguaglianze

Il divario non riguarda solo il presente, ma anche il futuro della medicina. I sistemi di intelligenza artificiale in ambito sanitario sono stati spesso sviluppati su dataset a prevalenza maschile, con il rischio di sottostimare il rischio clinico nelle donne. «Si parla sempre più di leadership femminile, ma le voci femminili in posizioni di comando restano pochissime – osserva ancora Buzzetti –. E questo rischia di influenzare concretamente i valori e le priorità con cui questi sistemi vengono sviluppati».

Dal convegno SID una strategia per ridurre il gap

È a partire da queste evidenze che si è svolto il convegno "Il Valore della differenza: il ruolo delle donne nella sanità e nella ricerca", promosso dalla SID insieme alla Sapienza Università di Roma. L’incontro ha avuto come obiettivo la definizione di un position statement, con raccomandazioni operative per promuovere equità, trasparenza nei percorsi di carriera e valorizzazione del merito, individuando al tempo stesso i principali fattori che alimentano il divario di genere e le possibili leve di cambiamento.

Le pioniere esistono e segnano traguardi importanti, ma non possono restare eccezioni. La sfida è trasformare i progressi in normalità, intervenendo sui meccanismi che generano disuguaglianza. Perché il divario di genere, oggi, non è più una questione invisibile: è un nodo sistemico che richiede risposte altrettanto strutturate.

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