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Farmaci innovativi e sostenibilità, Schillaci propone un patto tra Stato e industria

Dal prontuario farmaceutico alle Life Science, il ministro della Salute indica la necessità di una nuova strategia per governare innovazione, sostenibilità e competitività.
Farmaci

L'arrivo di terapie sempre più efficaci ma anche sempre più costose impone di superare una visione tradizionale della politica farmaceutica basata esclusivamente sul controllo della spesa. È questo il messaggio che emerge dagli interventi del ministro della Salute Orazio Schillaci all'assemblea annuale di Farmindustria.

Nel corso del suo intervento il ministro ha affrontato temi diversi - dalla revisione del prontuario farmaceutico all'innovazione terapeutica, passando per competitività industriale, ricerca e produzione farmaceutica - inserendoli però in una cornice definita: come garantire ai cittadini l'accesso alle nuove cure senza compromettere la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.

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Il prontuario e il diritto all'innovazione

Sul tema della revisione del Prontuario Farmaceutico Nazionale, Schillaci ha invitato alla prudenza, sottolineando che ogni scelta dovrà tenere insieme sostenibilità economica e diritto di accesso alle cure. "È importante continuare a offrire ai pazienti tutto ciò che l'industria farmaceutica produce", ha affermato il ministro, ricordando come l'aumento dell'aspettativa di vita registrato negli ultimi decenni sia legato anche ai progressi della ricerca farmacologica.

L'obiettivo resta quello di garantire un accesso rapido ai farmaci innovativi indipendentemente dal luogo di residenza o dalla condizione economica dei cittadini.

Nessun sistema può sostenere da solo la nuova ondata di innovazione

Per Schillaci il tema centrale non riguarda soltanto il costo dei farmaci. "Nei prossimi anni si ipotizzano circa 75 nuovi farmaci approvati ogni anno. Farmaci sempre più specifici, sempre più efficaci e sempre più costosi. Nessun bilancio pubblico al mondo può tenere questo ritmo", ha osservato.

Da qui la necessità di passare da una logica centrata esclusivamente sul prezzo dei medicinali a una riflessione più ampia sul valore generato dalle nuove terapie, sui risparmi indiretti prodotti e sulle modalità attraverso cui organizzare il sistema sanitario per assorbire l'innovazione.

La competitività come tema sanitario

Una parte significativa dell'intervento è stata dedicata alla posizione dell'Europa nel nuovo scenario internazionale. Secondo il ministro, il continente continua a produrre ricerca scientifica di elevata qualità ma rischia di perdere capacità di innovazione industriale. Solo una quota limitata delle nuove molecole viene oggi sviluppata in Europa, mentre Stati Uniti e Cina concentrano la maggior parte degli investimenti e delle attività di ricerca.

Per Schillaci il rischio non è soltanto economico. La perdita di capacità innovativa e produttiva può tradursi anche in una minore autonomia strategica e in una maggiore dipendenza dall'estero per tecnologie e medicinali essenziali.

Un patto per le Life Science

Per affrontare questa trasformazione il ministro ha proposto un patto tra istituzioni e industria fondato su regole trasparenti, certezza regolatoria, investimenti in innovazione e rafforzamento del trasferimento tecnologico. Tra le proposte figura anche una Strategia nazionale per le Life Science accompagnata da una cabina di regia interministeriale capace di favorire la nascita e la crescita di nuove realtà biotech.

Secondo Schillaci, la competitività del settore dipende infatti non solo dagli investimenti, ma anche dalla capacità delle istituzioni di garantire processi chiari, tempi prevedibili e regole trasparenti.

Dalla spesa farmaceutica alla politica della salute

Le dichiarazioni del ministro sembrano indicare un cambiamento di prospettiva. Il farmaco non viene più considerato soltanto una voce di spesa da controllare, ma una componente di una strategia più ampia che coinvolge innovazione, ricerca, politica industriale, sicurezza degli approvvigionamenti e qualità delle cure.

La sfida, secondo il ministro, sarà trovare un equilibrio tra questi elementi mantenendo al centro il principio dell'universalismo del Servizio sanitario nazionale e il diritto dei pazienti ad accedere alle migliori cure disponibili.

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