
Un approccio terapeutico personalizzato e guidato dall’intensità dei sintomi potrebbe migliorare la gestione della sindrome da astinenza neonatale da oppioidi (NOWS). È quanto emerge dai risultati dello studio randomizzato OPTimize NOW, pubblicato su JAMA, che ha confrontato una strategia di dosaggio farmacologico basata sui sintomi con il tradizionale schema di riduzione graduale programmata degli oppioidi.
La sindrome da astinenza neonatale rappresenta una delle principali conseguenze dell’esposizione prenatale agli oppioidi e può richiedere un trattamento farmacologico quando le misure di supporto non risultano sufficienti a controllare i sintomi. Storicamente, i neonati che necessitano di terapia vengono trattati con protocolli di tapering programmato; tuttavia, negli ultimi anni è cresciuto l’interesse verso strategie più flessibili e individualizzate.
Lo studio ha coinvolto 23 ospedali statunitensi e ha arruolato 626 neonati con età gestazionale pari o superiore a 36 settimane. L’analisi primaria ha riguardato 383 bambini assistiti secondo il modello Eat, Sleep, Console (ESC), un approccio centrato sulla valutazione della capacità del neonato di alimentarsi, dormire e consolarsi, piuttosto che sul semplice conteggio dei sintomi.
I centri partecipanti sono stati randomizzati a utilizzare, in sequenza, una strategia di trattamento basata sui sintomi oppure un approccio con riduzione programmata della terapia oppioide. L’endpoint principale era il tempo dalla nascita alla “medical readiness for discharge”, ovvero il momento in cui il neonato risultava clinicamente pronto per la dimissione.
I risultati hanno evidenziato un vantaggio significativo a favore del dosaggio guidato dai sintomi. Nei neonati gestiti con il modello ESC, il tempo medio per raggiungere l’idoneità clinica alla dimissione è stato di 9,18 giorni rispetto agli 11,61 giorni osservati nel gruppo trattato con tapering programmato, con una riduzione di circa 2,3 giorni.
Non sono emerse differenze nel ricorso alla terapia farmacologica tra i due gruppi, né nella durata complessiva della degenza. È interessante notare che circa il 35% dei neonati trattati inizialmente con il regime basato sui sintomi ha successivamente richiesto una somministrazione programmata di oppioidi a causa di un controllo insufficiente dell’astinenza.
Dal punto di vista della sicurezza, gli eventi avversi gravi sono risultati rari e comparabili tra le strategie terapeutiche. Inoltre, non sono state osservate differenze negli esiti di sicurezza fino a tre mesi di età.
Secondo gli autori, i dati supportano l’integrazione del dosaggio guidato dai sintomi nei percorsi assistenziali basati sul modello ESC. L’approccio potrebbe consentire una gestione più efficiente della NOWS, riducendo il tempo necessario per la stabilizzazione clinica senza compromettere la sicurezza dei pazienti, con potenziali benefici sia per le famiglie sia per l’organizzazione delle cure neonatali.



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