
Cambia l’accesso alle terapie per i pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva. AIFA ha approvato l’aggiornamento della Nota 99, che regola la prescrizione a carico del Servizio sanitario nazionale dei farmaci inalatori per la terapia di mantenimento della BPCO, introducendo una serie di semplificazioni destinate a incidere sul percorso di cura di una patologia che in Italia interessa quasi due milioni di persone.
La principale novità riguarda la rimozione del piano terapeutico per le triplici terapie a unico inalatore, che potranno essere prescritte da tutti gli specialisti e anche dai medici di medicina generale. L’aggiornamento modifica inoltre i criteri prescrittivi, adeguandoli alle più recenti raccomandazioni internazionali GOLD 2026.
BPCO, cosa cambia con l’aggiornamento della Nota 99
L’intervento di AiIFA modifica concretamente il percorso necessario per accedere alle triplici terapie a unico inalatore, utilizzate nella terapia di mantenimento dei pazienti con BPCO. L’eliminazione del piano terapeutico riduce gli adempimenti necessari per la prescrizione, mentre l’estensione della prescrivibilità ai medici di medicina generale punta ad avvicinare la gestione farmacologica al territorio e a ridurre la necessità di ricorrere allo specialista per ottenere il trattamento.
La modifica assume particolare rilevanza per una malattia cronica che interessa prevalentemente pazienti anziani e fragili e per la quale le difficoltà di accesso ai servizi specialistici possono determinare ritardi nel percorso terapeutico e differenze tra i diversi territori. L’aggiornamento dei criteri prescrittivi alle raccomandazioni GOLD 2026 punta inoltre a favorire una gestione della BPCO maggiormente aderente alle evidenze disponibili e alle caratteristiche cliniche del singolo paziente.
Pazienti BPCO: "Eliminato un ostacolo all’accesso alle cure"
L’Associazione Pazienti BPCO considera l’aggiornamento della Nota 99 un cambiamento significativo per le persone che convivono con la malattia. "L’ufficialità dell’aggiornamento della Nota 99 e della rimozione del piano terapeutico per la prescrizione della triplice terapia a unico inalatore rappresentano un passo avanti concreto per le persone che convivono con una patologia fortemente impattante sulla qualità di vita come la BPCO", afferma il presidente dell’associazione, Salvatore D’Antonio.
Secondo D’Antonio, l’intervento permette di superare alcune delle complessità che hanno rallentato l’accesso alle terapie e assume una particolare importanza per i pazienti fragili, anziani o con maggiori difficoltà nel raggiungere i servizi specialistici. La possibilità per i medici di medicina generale di prescrivere questa classe di farmaci può inoltre contribuire a ridurre ritardi e disuguaglianze nei percorsi di cura, rafforzando il ruolo della medicina territoriale nella gestione della cronicità.
Cittadinanzattiva: meno burocrazia e disuguaglianze territoriali
Anche Cittadinanzattiva sottolinea soprattutto le conseguenze organizzative della decisione di AIFA. "La gestione delle patologie croniche rappresenta una delle principali sfide per il nostro Servizio sanitario nazionale e richiede risposte sempre più efficaci sul piano dell’organizzazione dei servizi, della continuità assistenziale e dell’equità di accesso alle cure", osserva Tiziana Nicoletti, responsabile del Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici e rari.
Il problema, secondo Nicoletti, riguarda percorsi ancora caratterizzati da ritardi diagnostici, difficoltà nella presa in carico e differenze territoriali che possono compromettere l’effettività del diritto alla salute. In questa prospettiva, l’aggiornamento della Nota 99 viene considerato uno strumento per semplificare i percorsi, ridurre la burocrazia e rafforzare il ruolo della medicina generale. Una direzione coerente, secondo Cittadinanzattiva, anche con il nuovo Piano nazionale della cronicità, che punta alla costruzione di percorsi assistenziali maggiormente integrati e accessibili.
Dall’appropriatezza prescrittiva alla gestione territoriale della BPCO
La modifica della Nota 99 interviene anche sul rapporto tra appropriatezza terapeutica e strumenti utilizzati per governare l’accesso ai farmaci. Secondo Francesca Patarnello, Vice President Market Access & Government Affairs di AstraZeneca Italia, negli ultimi anni il Servizio sanitario nazionale ha progressivamente modificato il proprio approccio, cercando di conciliare accesso alle terapie e sostenibilità economica.
La disponibilità di maggiori evidenze cliniche, una migliore conoscenza dei bisogni dei pazienti e la crescente standardizzazione dei percorsi terapeutici consentirebbero oggi di garantire l’appropriatezza prescrittiva anche attraverso strumenti meno complessi dal punto di vista amministrativo. "Lavorare ogni giorno per garantire una maggiore accessibilità alle terapie per il paziente rappresenta un nostro impegno costante, e l’aggiornamento della Nota 99 ne è un ulteriore tassello", afferma Patarnello. Secondo uno studio richiamato dall’azienda, una maggiore adozione della triplice terapia a unico inalatore potrebbe determinare per il Servizio sanitario nazionale un risparmio stimato in circa 646 milioni di euro nell’arco di dieci anni.
La semplificazione della Nota 99 rafforza il ruolo della medicina generale
L’aggiornamento della Nota 99 assume quindi un significato che va oltre la modifica delle procedure necessarie per prescrivere una specifica classe di farmaci. L’eliminazione del piano terapeutico e il coinvolgimento diretto dei medici di medicina generale trasferiscono una parte maggiore della gestione farmacologica della BPCO sul territorio, riducendo i passaggi necessari per accedere ai trattamenti.
La sfida sarà ora tradurre la semplificazione normativa in una maggiore tempestività della presa in carico e in una riduzione effettiva delle differenze territoriali. Per i quasi due milioni di italiani che convivono con la BPCO, la possibilità di ottenere la terapia appropriata senza affrontare passaggi amministrativi e specialistici non sempre necessari rappresenta infatti uno degli elementi che possono incidere sulla continuità delle cure e sull’aderenza terapeutica.




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