
Una recente revisione sistematica pubblicata sull’International Journal of Obesity evidenzia infatti come la consapevolezza dei segnali interni dell’organismo influenzi il comportamento alimentare e possa incidere nel tempo sull’indice di massa corporea (BMI). Il tema, sottolineano gli esperti, non riguarda soltanto la quantità di cibo consumata, ma soprattutto la capacità di distinguere il reale fabbisogno fisiologico da stimoli esterni o emotivi.
Accanto alla fame fisiologica, infatti, esistono forme di alimentazione guidate da fattori diversi, come l’abitudine, il contesto sociale o lo stato emotivo.
Un ulteriore studio condotto su oltre 1.100 adulti ha osservato che una minore capacità di percepire i segnali corporei si associa a valori di BMI più elevati. Tale relazione risulterebbe mediata da una ridotta attenzione alla sazietà durante il pasto e da una maggiore propensione all’alimentazione emotiva. Stress, velocità con cui si mangia, distrazioni e ambiente circostante possono infatti ritardare il riconoscimento della pienezza.
Secondo gli specialisti, la sazietà non rappresenta un evento improvviso, ma un processo graduale che richiede tempo e attenzione. Per questo motivo è possibile allenare nuovamente la capacità di ascoltare il proprio organismo attraverso strategie di educazione alimentare e un approccio più consapevole ai pasti, evitando restrizioni eccessivamente rigide che spesso risultano difficili da mantenere nel lungo periodo.
Tra gli strumenti che possono affiancare un percorso personalizzato trovano spazio anche dispositivi medici ad azione esclusivamente meccanica, come gli idrogel superassorbenti. Questi prodotti, assunti con acqua prima dei pasti, aumentano di volume nello stomaco formando una matrice gelificata che favorisce la sensazione di pienezza senza essere assorbita dall’organismo e senza interferire con i processi fisiologici.
Gli esperti suggeriscono inoltre un semplice esercizio di autovalutazione durante il pasto: interrompere momentaneamente l’assunzione di cibo, chiedersi se la fame sia ancora presente, distinguere il bisogno fisiologico dalle influenze del contesto sociale e valutare il proprio livello di pienezza. Un gesto che può contribuire a migliorare la consapevolezza alimentare e favorire una gestione più sostenibile del rapporto con il cibo.




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