
Dal microbiota intestinale possibili indicazioni sulla salute riproduttiva
A supporto di questa visione arriva anche un recente studio pubblicato sulla rivista Microorganisms, coordinato dalla dottoressa Gemma Fabozzi, responsabile dell'Unità di Salute Riproduttiva di IVIRMA Italia e coordinatrice del Gruppo di interesse speciale Nutrizione e Riproduzione della SIFES-MR, in collaborazione con la professoressa Laura Di Renzo, ordinaria di Nutrizione Clinica e Nutrigenomica dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata.
La ricerca ha evidenziato differenze nella composizione del microbiota intestinale tra donne fertili e pazienti con ripetuti fallimenti di impianto. I risultati non dimostrano un rapporto di causa-effetto, ma suggeriscono che l'equilibrio dei microrganismi intestinali possa influenzare meccanismi biologici rilevanti per la riproduzione attraverso le connessioni con metabolismo, immunità e infiammazione. L'ipotesi rafforza la necessità di considerare la persona nel suo insieme e non limitarsi agli aspetti strettamente ginecologici durante il percorso di cura.
Perché le diete restrittive non aiutano la fertilità
Uno dei messaggi più netti che emerge dalla revisione riguarda il rischio delle cosiddette diete di eliminazione adottate senza indicazioni mediche, come l'esclusione di glutine, lattosio o intere categorie di alimenti. «Non esiste una dieta della fertilità e nessun alimento può garantire una gravidanza o cancellare l'effetto dell'età. L'alimentazione può aiutare, ma va personalizzata e basata su prove scientifiche solide, non su mode passeggere – spiega la dottoressa Gemma Fabozzi, prima autrice della revisione –. Dalla nostra analisi su oltre 15.000 studi emerge chiaramente che non ha senso escludere totalmente i carboidrati, ad esempio, o glutine e lattosio senza una diagnosi. La svolta sta nella nutrizione di precisione: interventi personalizzati su coppia, microbiota e salute metabolica», aggiunge l'esperta.
Dieta mediterranea e omega-3 tra gli alleati del concepimento
L'analisi della letteratura scientifica evidenzia che l'adesione a modelli alimentari equilibrati, come la Dieta Mediterranea e la cosiddetta Pro-Fertility Diet, è associata a migliori risultati nei trattamenti di PMA. Tra gli elementi che mostrano una correlazione positiva figurano il consumo regolare di cereali integrali, l'assunzione di omega-3 attraverso il pesce e una maggiore qualità dell'alimentazione complessiva.
Secondo gli autori, questi modelli potrebbero favorire una migliore ricettività endometriale e una più elevata qualità embrionale, mentre i regimi alimentari ricchi di prodotti ultra-processati e zuccheri semplici tendono a promuovere processi infiammatori sfavorevoli. Un altro filone promettente è quello dell'integrazione personalizzata, con l'impiego mirato di probiotici e micronutrienti specifici nei casi di disbiosi intestinale.
Stili di vita e fertilità
Le indicazioni della SIFES-MR sono in linea con le più recenti raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della aanità, che invitano a integrare la promozione di corretti stili di vita nei percorsi per la fertilità. Tra le misure suggerite vi sono il controllo del peso nelle donne con obesità grave e il cosiddetto "minuto anti-fumo", un breve intervento di counseling che ogni professionista sanitario può dedicare durante le visite per incoraggiare la cessazione del fumo. Una strategia apparentemente semplice, ma con un importante impatto clinico: il fumo è infatti riconosciuto come uno dei principali fattori che compromettono la riserva ovarica femminile e la qualità degli spermatozoi maschili.
La prospettiva One Health
L'attenzione degli esperti si concentra anche sugli interferenti endocrini, sostanze presenti in alcune plastiche, pesticidi, cosmetici e contaminanti industriali che possono alterare gli equilibri ormonali. Una review pubblicata sulla rivista Cells da Gemma Fabozzi e collaboratori descrive una possibile connessione tra interferenti endocrini, microbiota intestinale e infertilità. Secondo gli autori, l'esposizione a questi contaminanti potrebbe favorire disbiosi, infiammazione cronica e alterazioni metaboliche associate a problematiche riproduttive sia femminili sia maschili. «Serve un approccio One Health: la salute riproduttiva è legata a doppio filo alla salute generale della persona e alla qualità dell'ambiente in cui vive – conclude Fabozzi –. Informare significa dare alle nuove generazioni gli strumenti per capire il legame tra salute metabolica, ambiente e capacità generativa. La nutrizione clinica deve entrare a far parte della prevenzione riproduttiva fin da giovani, non essere considerata solo dopo una diagnosi di infertilità».



Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.