
L’invecchiamento cutaneo non dipende solo da stress ossidativo, fotodanno o rallentamento dei fibroblasti. Un lavoro pubblicato su Cell mostra che anche l’innervazione periferica partecipa al mantenimento dell’omeostasi della pelle: quando i nervi cutanei vengono rimossi, il collagene diminuisce e la senescenza aumenta.
Nel lavoro, i ricercatori mostrano che la Nefh diminuisce nella pelle anziana ed è soprattutto espressa nei neuroni glutammatergici che innervano la cute. Questo dato è rilevante perché i fibroblasti dermici, cioè le principali cellule responsabili della produzione di collagene, risultano spesso in stretto contatto con le fibre nervose positive a questo marcatore.
Dal punto di vista molecolare, il segnale passa attraverso una rete che coinvolge anche una chinasi chiamata Cdk5, capace di interagire con la Nefh e con il sistema di rilascio del glutammato. Nei fibroblasti, invece, Slc1a3 agisce come snodo funzionale: quando viene meno, si riducono sia l’effetto anti-senescenza sia la capacità di sostenere la produzione di collagene.
Da qui derivano le possibili applicazioni terapeutiche. La prima riguarda una integrazione mirata di glutammato, ipotizzabile come strategia per sostenere la sintesi di collagene e ridurre la senescenza fibroblastica. La seconda è il targeting di Nefh o di Cdk5, con l’obiettivo di preservare il rilascio fisiologico di glutammato dai neuroni cutanei. La terza riguarda Slc1a3 che emerge come possibile bersaglio per la skin aging perché nei fibroblasti dermici sostiene la sintesi di collagene e limita la senescenza cellulare.
Il razionale è interessante anche per la dermatologia traslazionale. Se da un lato potenziare questo asse potrebbe aprire ad interventi anti-aging, dall’altro una modulazione opposta potrebbe trovare spazio nelle condizioni fibrotiche in cui il collagene è eccessivo. In altre parole, lo stesso circuito potrebbe diventare un bersaglio bifronte: "spingere" la cute verso il ringiovanimento o "frenare" la fibrosi.
Resta però un punto fermo: per ora siamo nel territorio preclinico. Servono dati su sicurezza, dose, via di somministrazione e durata dell’effetto prima di parlare di applicazione clinica.




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