
Dall'autotest all'intelligenza artificiale, passando per i servizi di prossimità. L'Organizzazione mondiale della sanità ridisegna il concetto di autocura, indicando nelle tecnologie digitali uno degli strumenti più promettenti per ampliare l'accesso alla prevenzione, favorire diagnosi più precoci e migliorare la continuità assistenziale specialmente nelle persone con HIV, tubercolosi, epatiti virali e infezioni sessualmente trasmissibili.
L'autocura entra nell'era digitale
Nelle indicazioni diffuse in occasione della Giornata internazionale dell'autocura e presentate durante la Conferenza internazionale sull'AIDS in corso a Rio de Janeiro, l'Oms attribuisce un ruolo crescente alle tecnologie digitali come supporto ai percorsi di prevenzione e cura. Tra gli strumenti indicati figurano piattaforme online, applicazioni mobili e assistenti sanitari basati sull'intelligenza artificiale, in grado di offrire informazioni validate, promemoria terapeutici, orientamento ai servizi e accompagnamento lungo il percorso assistenziale, anche attraverso modalità anonime e facilmente accessibili.
L'obiettivo non è sostituire il rapporto con i professionisti sanitari, ma mettere a disposizione strumenti capaci di raggiungere persone che, per ragioni geografiche, sociali o organizzative, incontrano maggiori difficoltà nell'accedere ai servizi tradizionali.
"L'autocura rappresenta un importante passo avanti per rendere l'assistenza sanitaria più accessibile, personalizzata e integrata nella vita quotidiana delle persone", ha dichiarato Tereza Kasaeva, direttrice del Dipartimento Oms per HIV, tubercolosi, epatiti e infezioni sessualmente trasmissibili.
Dai test fai da te ai servizi di prossimità
La trasformazione digitale si accompagna all'estensione degli strumenti di autodiagnosi e autocampionamento. L'Organizzazione raccomanda l'impiego dei test autogestiti per HIV, epatite C e sifilide e sostiene l'autocampionamento per lo screening di clamidia, gonorrea e papillomavirus umano, oltre ad alcune applicazioni nella diagnosi della tubercolosi.
Secondo l'Oms, queste modalità consentono di ridurre le barriere all'accesso, aumentando riservatezza, semplicità e tempestività della diagnosi. Parallelamente, l'Organizzazione invita i sistemi sanitari a rafforzare i servizi territoriali, favorendo la distribuzione di test, farmaci e interventi di prevenzione attraverso farmacie, strutture di comunità e altri presìdi di prossimità.
Un modello di assistenza più integrato
L'autocura, nella visione dell'Oms, non coincide con una maggiore responsabilità individuale, ma con un'organizzazione dei servizi capace di rendere l'assistenza più vicina alle persone. Per questo l'Organizzazione propone modelli integrati nei quali prevenzione, diagnosi, trattamento e follow-up di HIV, epatiti, tubercolosi e infezioni sessualmente trasmissibili siano disponibili attraverso percorsi coordinati, con particolare attenzione alle popolazioni più vulnerabili.
L'autocura non è un'opzione aggiuntiva per i sistemi sanitari; è una strategia fondamentale per l’equità. Secondo l'Oms, la combinazione tra strumenti digitali, servizi di prossimità e maggiore autonomia delle persone può contribuire a intercettare più precocemente i bisogni di salute e ad ampliare l'accesso ai percorsi di prevenzione e cura.



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