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Tumore del retto localmente avanzato: STELLAR conferma a 5 anni il vantaggio della radioterapia breve con chemioterapia

Pubblicato su BMC Medicine, lo studio aggiornato mostra una sopravvivenza globale più alta con la strategia neoadiuvante a ciclo breve, con un segnale particolarmente favorevole nei pazienti ad alto rischio.
Oncologia
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Il tumore del retto non incide solo sulla prognosi, ma anche sulla qualità di vita dei pazienti, tra disturbi intestinali, stanchezza, dolore, problemi sessuali e timore di una stomia che possono accompagnare il percorso di cura. Per questo, oggi la ricerca non guarda soltanto alla riduzione delle recidive, ma anche a strategie terapeutiche capaci di migliorare gli esiti a lungo termine mantenendo un equilibrio accettabile tra efficacia e impatto sulla vita quotidiana.

È in questo scenario che si inserisce lo studio STELLAR, che ha confrontato due approcci neoadiuvanti nel tumore del retto localmente avanzato, mostrando a 5 anni un vantaggio di sopravvivenza globale con la radioterapia breve seguita da chemioterapia rispetto alla chemioradioterapia standard.

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Lo studio STELLAR, pubblicato su BMC Medicine, aggiorna i risultati a 5 anni e rafforza il ruolo della terapia neoadiuvante totale con radioterapia breve nel carcinoma del retto localmente avanzato. Nel follow-up mediano di 68,7 mesi, la sopravvivenza globale a 5 anni è risultata pari al 78,1% nel gruppo trattato con radioterapia breve più chemioterapia, contro il 69,7% del gruppo con chemioradioterapia lunga.

La sopravvivenza libera da malattia è stata simile nei due bracci, con valori del 62,0% e del 58,7%. Anche le metastasi a distanza e le recidive locali hanno mostrato differenze minime tra i trattamenti. Il vantaggio della strategia breve emerge quindi soprattutto sulla sopravvivenza complessiva, un dato importante per chi segue pazienti con tumore del retto localmente avanzato.

Nei pazienti ad alto rischio secondo i criteri ESMO, il beneficio appare ancora più netto. Questi criteri comprendono, tra gli altri, tumore T4, margine mesorettale compromesso o minacciato, linfonodi laterali ingrossati e invasione venosa extramurale. In questo gruppo, la strategia con radioterapia breve e chemioterapia ha mostrato un vantaggio di sopravvivenza globale e un segnale favorevole anche sulla sopravvivenza libera da malattia.

Per leggere correttamente questi risultati, è utile inserirli nel quadro epidemiologico più ampio. In Italia, I numeri del cancro 2025 riporta per il tumore del colon-retto una sopravvivenza netta a 5 anni del 65% negli uomini e del 66% nelle donne. In una serie italiana di popolazione, la sopravvivenza relativa a 5 anni per il carcinoma colorettale è stata del 63,6% nel complesso, con valori del 93,3% nello stadio I, 78,6% nello stadio II, 69,8% nello stadio III e 13,2% nello stadio IV.

Anche in ambito internazionale la prognosi cambia molto in base allo stadio. Negli Stati Uniti, per il carcinoma del retto la sopravvivenza relativa a 5 anni è circa del 90% nella malattia localizzata, del 74% nella malattia regionale e del 18% nella malattia metastatica, con un valore del 67% considerando tutti gli stadi insieme. In Europa, i dati dell’European Cancer Information System e del progetto EUROCARE mostrano differenze tra Paesi, ma confermano per l’Italia risultati di sopravvivenza nel colon-retto generalmente favorevoli rispetto a molte altre aree europee.

Per oncologi, radioterapisti e team multidisciplinari, il messaggio che emerge da STELLAR è pratico: la radioterapia breve con chemioterapia rappresenta un’opzione concreta nel tumore del retto localmente avanzato, in particolare nei pazienti con profilo di rischio più sfavorevole.

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