
La spesa farmaceutica totale ha raggiunto 39,3 miliardi di euro, con un incremento del 6% rispetto al 2024. Di questa quota, 28,4 miliardi sono stati sostenuti dal settore pubblico, pari al 72,2% della spesa complessiva e a un quinto della spesa sanitaria pubblica nazionale. I cittadini hanno invece contribuito con 10,7 miliardi di euro, in aumento del 7,5%.
Circa il 66,9% degli assistiti ha ricevuto almeno una prescrizione nel corso dell’anno. Nell’assistenza convenzionata sono state dispensate mediamente 18 confezioni pro capite, per 1.148,2 dosi definite giornaliere ogni mille abitanti, con un aumento dell’1% rispetto all’anno precedente.
L’età resta il principale determinante di consumo. Gli over 64 assorbono oltre il 60% della spesa e quasi il 70% delle dosi dispensate. Negli ultrasessantacinquenni, il 97,2% ha ricevuto almeno un farmaco; il 67,7% assume almeno cinque medicinali in concomitanza e il 27,9% arriva a dieci o più trattamenti. La politerapia cronica interessa un terzo della popolazione anziana, rafforzando la necessità di revisioni terapeutiche e percorsi di deprescrizione quando appropriati.
I farmaci cardiovascolari restano la principale categoria dell’assistenza convenzionata sia per spesa, pari a 54,30 euro pro capite, sia per utilizzo, con 508,93 DDD. Aumentano soprattutto i consumi dei medicinali per apparato genito-urinario e ormoni sessuali, dell’area gastro-metabolica e del sistema nervoso centrale.
Negli acquisti diretti delle strutture pubbliche, il maggiore impatto economico è attribuito agli antineoplastici e immunomodulatori. Gli inibitori di PD-1/PD-L1 e quelli dell’interleuchina sono le classi più rilevanti in termini di spesa. Pembrolizumab e daratumumab si confermano i principi attivi a più elevato costo per il Servizio sanitario nazionale, seguiti da semaglutide e dupilumab.
La spesa per gli antidiabetici è salita a 1,59 miliardi di euro, con una crescita del 34,9%. Il dato riflette in particolare l’espansione dell’impiego di semaglutide e tirzepatide, sia nel canale SSN sia negli acquisti privati.
Tirzepatide risulta il medicinale di fascia A acquistato privatamente con il maggiore valore di spesa: 225 milioni di euro, equivalenti al 13% della spesa privata per questa classe. L’incremento osservato richiama l’attenzione sull’evoluzione della domanda terapeutica nell’area diabete-obesità e sulla necessità di monitorare indicazioni, appropriatezza prescrittiva e sostenibilità.
Nel 2025 il 46,3% dei bambini ha ricevuto almeno una terapia farmacologica. Diminuisce in modo netto l’uso degli antibiotici sistemici, mentre cresce il ricorso a psicofarmaci in età pediatrica, inclusi trattamenti per ADHD, antipsicotici atipici e antidepressivi. Il Rapporto rileva inoltre un possibile eccesso prescrittivo di farmaci respiratori rispetto alla prevalenza dell’asma, indicando un’area prioritaria per interventi formativi nella pediatria di libera scelta.
L’Italia mantiene una posizione di primo piano nell’uso dei biosimilari, che rappresentano il 71,4% dei consumi. Rimangono invece margini di miglioramento per gli equivalenti, soprattutto nel Mezzogiorno, dove la compartecipazione dei cittadini per la scelta del prodotto di marca risulta più elevata. Il quadro OsMed conferma quindi che appropriatezza, equità di accesso e governo dell’innovazione restano leve decisive per la programmazione farmaceutica nazionale.




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