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Tezepelumab nell’esofagite eosinofila: lo studio CROSSING raggiunge tutti gli endpoint fino a 52 settimane

I risultati dello studio di fase 3 CROSSING mostrano che l’inibizione della TSLP con tezepelumab ha raggiunto gli endpoint co-primari a 24 settimane, con un beneficio mantenuto fino a un anno di trattamento
Farmaci

L'esofagite eosinofila (EoE) è una malattia infiammatoria cronica e progressiva dell'esofago caratterizzata dall'infiltrazione della mucosa da parte degli eosinofili, associata a modificazioni strutturali dei tessuti e a un'alterazione della barriera epiteliale. Negli Stati Uniti la patologia interessa oltre 470.000 persone e la sua prevalenza è aumentata di cinque volte dal 2009. La manifestazione clinica più caratteristica è la disfagia, frequentemente accompagnata da episodi di impattazione del cibo e dolore toracico o addominale. L'impatto della malattia non è limitato ai sintomi gastrointestinali: difficoltà nella deglutizione, preoccupazione durante i pasti e disturbi dell'umore possono incidere sulla qualità di vita, oltre a ripercuotersi sulla produttività scolastica e lavorativa.

Le nuove evidenze arrivano dallo studio CROSSING, trial randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo che ha coinvolto 368 pazienti tra 12 e 80 anni con EoE sintomatica e confermata istologicamente. I partecipanti sono stati distribuiti in tre gruppi, ricevendo tezepelumab a basso dosaggio, tezepelumab ad alto dosaggio oppure placebo. Il trattamento è stato somministrato per via sottocutanea ogni quattro settimane. Era inoltre possibile proseguire le terapie già in corso, purché mantenute a dosaggio stabile prima dell'ingresso nello studio. La valutazione principale è stata effettuata alla settimana 24, con un ulteriore monitoraggio fino alla settimana 52.

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Ciascuno dei due endpoint co-primari ha raggiunto la significatività statistica a 24 settimane: il primo riguardava la remissione istologica, definita dal raggiungimento di un conteggio massimo di eosinofili pari o inferiore a 6 per campo ad alta potenza nelle biopsie esofagee. Il secondo endpoint prendeva invece in considerazione la variazione dei sintomi attraverso il Dysphagia Symptom Questionnaire (DSQ), strumento compilato direttamente dai pazienti per quantificare frequenza e intensità della difficoltà a deglutire.

Il beneficio osservato a 24 settimane è risultato persistente fino alla settimana 52, indicando un mantenimento della risposta sia sul piano istologico sia su quello sintomatologico.

Tra gli aspetti valutati figurano le modificazioni delle caratteristiche endoscopiche attraverso il sistema EoE-EREFS, la gravità e l'estensione dell'infiammazione e delle alterazioni istologiche mediante EoE-HSS, oltre alla risposta endoscopica e alla remissione infiammatoria complessiva. Nel complesso, i risultati indicano un'attività di tezepelumab su differenti componenti della malattia, dalla presenza di eosinofili nella mucosa fino alle manifestazioni endoscopiche e ai sintomi riferiti dai pazienti.

Il razionale biologico del trattamento risiede nel meccanismo d'azione di tezepelumab, anticorpo monoclonale diretto contro la linfopoietina stromale timica (TSLP). Questa citochina viene prodotta dalle cellule epiteliali in risposta a diversi stimoli e si colloca a monte di molteplici meccanismi coinvolti nell'attivazione e nel mantenimento della risposta infiammatoria. L'inibizione della TSLP è già stata studiata in diverse patologie caratterizzate da infiammazione di origine epiteliale, tra cui asma grave, rinosinusite cronica con poliposi nasale e BPCO. I risultati di CROSSING ampliano quindi il quadro delle evidenze relative a questo bersaglio terapeutico, includendo l'esofagite eosinofila.

Il profilo di sicurezza osservato nello studio è risultato complessivamente in linea con quanto già documentato per tezepelumab nelle altre indicazioni studiate, senza elementi che modifichino il quadro di sicurezza precedentemente noto. I risultati completi del trial saranno presentati prossimamente in occasione di un congresso scientifico internazionale e successivamente sottoposti alle autorità regolatorie per la valutazione dell'impiego di tezepelumab nell'esofagite eosinofila. Per questa indicazione, il farmaco aveva già ottenuto nell'ottobre 2021 la designazione di farmaco orfano da parte della FDA.

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