
AstraZeneca e Amgen rafforzano la loro presenza nell’oncologia toracica con una combinazione sperimentale che, nello studio di fase III DeLLphi-305, ha migliorato la sopravvivenza globale nel carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso (ES-SCLC). L’associazione tra durvalumab e tarlatamab ha ottenuto risultati statisticamente significativi anche su sopravvivenza libera da progressione e risposta obiettiva, rispetto a durvalumab in monoterapia come mantenimento di prima linea.
Lo studio è sponsorizzato da Amgen, che sviluppa e commercializza tarlatamab con il nome di Imdelltra, mentre AstraZeneca contribuisce al programma attraverso il finanziamento parziale della sperimentazione e la fornitura di durvalumab, commercializzato come Imfinzi.
La partnership mette insieme due differenti piattaforme di immuno-oncologia: da una parte l’anticorpo anti-PD-L1 durvalumab di AstraZeneca, già impiegato nello SCLC; dall’altra tarlatamab di Amgen, engager bispecifico dei linfociti T che riconosce DLL3 sulle cellule tumorali e CD3 sulle cellule T.
AstraZeneca è una biofarmaceutica globale attiva in oncologia, malattie rare e aree cardiovascolari, renali, metaboliche, respiratorie e immunologiche. Nel tumore del polmone, il suo portafoglio comprende terapie a bersaglio molecolare, anticorpi farmaco-coniugati e strategie di immunoterapia, tra cui Imfinzi e Imjudo.
Amgen opera nello sviluppo di farmaci innovativi in più aree terapeutiche e ha costruito su tarlatamab un programma clinico esteso nel carcinoma polmonare a piccole cellule. Oltre a DeLLphi-305, il programma comprende studi in prima linea, nel mantenimento, nella malattia recidivata e nel tumore in stadio limitato.
Nello studio globale, randomizzato e in aperto, 563 pazienti che non avevano avuto progressione dopo induzione con durvalumab, platino ed etoposide sono stati assegnati a durvalumab più tarlatamab oppure al solo durvalumab. Il trial ha raggiunto l’endpoint primario di sopravvivenza globale nell’analisi ad interim pianificata.
La combinazione ha inoltre migliorato in modo significativo gli endpoint secondari di PFS e ORR. Al momento non sono stati resi disponibili hazard ratio, valori mediani di sopravvivenza o dati quantitativi dettagliati: tali risultati saranno presentati in un prossimo congresso medico-scientifico e condivisi con le autorità regolatorie internazionali.
Il regime di mantenimento con durvalumab e tarlatamab non costituisce ancora uno standard terapeutico approvato per la prima linea dell’ES-SCLC. L’eventuale evoluzione regolatoria dipenderà dall’analisi completa dei dati e dalla loro valutazione da parte delle agenzie competenti.
Tarlatamab risulta già approvato negli Stati Uniti per adulti con ES-SCLC in progressione durante o dopo chemioterapia a base di platino; la combinazione studiata in DeLLphi-305 esplora invece un impiego più precoce, dopo l’induzione con chemio-immunoterapia.




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