
Spesso il dolore mestruale in adolescenza viene considerato normale. Lo fanno le ragazze stesse, le famiglie e a volte anche i professionisti sanitari. Un lavoro pubblicato su The Lancet Child & Adolescent Health indica però che questo disturbo, quando non viene trattato, può avere conseguenze molto più lunghe dei singoli cicli. Secondo i ricercatori del Nuffield Department of Women's and Reproductive Health dell'Università di Oxford, la dismenorrea nelle teenager è un fattore che contribuisce in modo indipendente allo sviluppo di dolore cronico, anche in sedi lontane dalla pelvi.
Il disegno dello studio
L'analisi usa i dati dell'Avon Longitudinal Study of Parents and Children (ALSPAC), una coorte di nascita britannica che comprende i figli di madri con parto previsto tra il 1991 e il 1992. Dagli 8 ai 17 anni le partecipanti hanno risposto ogni anno a domande sul dolore mestruale. A 15 anni ne hanno anche indicato l'intensità: lieve, moderata o severa. A 26 anni è stata registrata la presenza di dolore durato tre mesi o più. Il campione finale comprende 1.157 giovani donne. Sono state escluse quelle con condizioni dolorose già presenti prima del menarca.
I modelli di regressione hanno tenuto conto di numerosi fattori confondenti:
- etnia e livello di istruzione materno;
- esperienze avverse nell'infanzia;
- sintomi depressivi prima del menarca;
- attività fisica, fumo e indice di massa corporea;
- apporto di acidi grassi polinsaturi.
Un rischio che cresce con l'intensità
Il 59,7% delle quindicenni riferiva una dismenorrea moderata o severa. A 26 anni il 26,5% del campione aveva dolore cronico. La quota passava dal 17,3% in chi non aveva dolore mestruale al 33,5% nel gruppo con le forme più intense. Rispetto all'assenza di sintomi, il rischio relativo aggiustato era:
- 1,23 per la forma lieve, valore non significativo;
- 1,65 per quella moderata;
- 1,76 per quella severa.
In termini assoluti, la differenza di rischio arrivava a 16,2 punti percentuali nel gruppo con dolore severo. Gli autori descrivono quindi un chiaro rapporto dose-risposta.
L'associazione riguardava la maggior parte delle sedi corporee esaminate, in particolare l'addome e la zona lombare. Un andamento crescente con l'intensità del dolore mestruale è emerso in 9 delle 17 sedi analizzate, tra cui cefalea, collo, mandibola, polso, anca e piede. Il disturbo non era invece legato al numero di distretti dolenti.
Il peso dell'umore
Il gruppo ha valutato anche ansia e sintomi depressivi comparsi nei due anni successivi, come possibili mediatori. Questi fattori spiegano solo una piccola parte del legame osservato, con un ruolo un po' maggiore nelle forme severe. È quindi probabile che contino soprattutto meccanismi biologici. In chi ha dolore cronico la letteratura descrive già ipersensibilità sensoriale, alterazioni dell'attività cerebrale e ridotta attività dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene.
Implicazioni per la pratica clinica
Gli autori propongono di considerare la dismenorrea adolescenziale un tema di sanità pubblica. Chiedono di riconoscerla presto e di gestirla in modo efficace, anche con approcci non farmacologici e strategie di autogestione. Per medici di medicina generale, pediatri, ginecologi e farmacisti, il messaggio è non sottovalutare il dolore mestruale riferito dalle ragazze. Serve anche più educazione mestruale tra i giovani, perché aiuta a chiedere aiuto per tempo.




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