
La ricerca mostra come il timore di perdere autonomia e autosufficienza rappresenti una preoccupazione rilevante per il 70,3% degli intervistati. La possibilità di continuare a condurre una vita indipendente e a prendere decisioni in autonomia emerge quindi come una delle motivazioni che orientano il rapporto con la salute e con il futuro.
Malattia e fragilità sono già esperienze presenti nella quotidianità di molti partecipanti: il 53,9% convive, direttamente o attraverso una persona cara, con una patologia seria, cronica o invalidante. Inoltre, il 56,8% ha assistito o assiste una persona non autosufficiente o con gravi problemi di salute, un dato che comprende sia chi presta attualmente assistenza sia chi lo ha fatto negli ultimi cinque anni.
La prevenzione, sottolinea l’indagine, riguarda tutte le fasce d’età. Anche tra gli under 45, infatti, soltanto il 46% dichiara di essere in ottima forma fisica.
Oltre tre quarti del campione riconoscono il ruolo di alimentazione equilibrata, attività fisica, qualità del sonno, stimolazione cognitiva e gestione dello stress nel favorire un invecchiamento in buona salute. Tuttavia, questa consapevolezza non si riflette sempre nella regolarità dei controlli.
Un altro elemento significativo riguarda le circostanze che spingono ad aumentare l’attenzione verso la propria salute: per il 46,9% degli intervistati, la motivazione è arrivata dopo una patologia personale o di una persona cara, oppure in seguito all’esito di un controllo. La prevenzione tende quindi ad acquisire maggiore importanza quando la malattia o una condizione di vulnerabilità sono già entrate nell’esperienza individuale o familiare.
Secondo Cosimo Finzi, direttore e amministratore delegato di AstraRicerche, i risultati evidenziano proprio questo scarto: gli italiani conoscono i comportamenti utili a proteggere la salute, ma faticano a mantenerli nel tempo e ad adottare controlli periodici.
L’indagine rileva anche una fiducia diffusa nel progresso scientifico: il 68,3% considera scienza e medicina gli strumenti migliori per affrontare i problemi di salute, mentre il 62,1% ritiene che in futuro potranno migliorare concretamente la vita delle persone.
Un dato interessante riguarda l’intelligenza artificiale, già utilizzata dal 50,5% del campione per cercare informazioni sanitarie, interpretare referti o valutare sintomi. Il suo impiego, tuttavia, non coincide con una piena fiducia nelle applicazioni diagnostiche. Di fronte a una diagnosi formulata da un algoritmo sulla base dei propri dati clinici, il 46,1% preferirebbe affidarsi al medico, il 23,3% all’IA e il 30,6% non saprebbe quale scelta compiere.
I risultati dell’indagine accompagnano una nuova fase dell’impegno di Fondazione Pfizer, che intende promuovere iniziative per trasformare conoscenza e consapevolezza in comportamenti di prevenzione concreti e continuativi.
«Abbiamo scelto di porre la prevenzione al centro del nostro impegno, promuovendo progettualità innovative e inclusive», ha dichiarato Barbara Capaccetti, presidente della Fondazione, sottolineando l’importanza di ascoltare le persone e comprenderne bisogni e ostacoli.
In questa direzione si inserisce anche il bando per il finanziamento di progetti dedicati alla salute e al benessere dei cittadini, con particolare attenzione alla prevenzione, all’educazione scientifica dei giovani e alle persone fragili. Per il 2026, le proposte presentate entro la fine di novembre saranno valutate anche in relazione alla loro attinenza al tema; dal 2027 la prevenzione sarà indicata esplicitamente tra gli ambiti del bando.
La ricerca è stata condotta attraverso 1.004 interviste online, realizzate dal 21 al 25 luglio 2026 su un campione rappresentativo della popolazione italiana tra i 18 e i 60 anni.

Uno studio su JAMA Psychiatry rileva una crescita della prevalenza anche dopo la standardizzazione per età. In Italia oltre tre milioni di persone con disturbi alimentari.

Primi accreditamenti della Fondazione One Health. Tre livelli di certificazione e accordi con Ministero della Salute e Fiaso per sviluppare progetti di prevenzione.

Una lettera sulla rivista scientifica denuncia i rischi sanitari nei centri per i rimpatri e solleva interrogativi sulle valutazioni di idoneità al trattenimento.

Un'indagine FeDerSerD su 156 strutture rileva forti differenze nell'accesso ai trattamenti. I SerD gestiscono gran parte dei servizi, ma manca un'offerta uniforme.
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