
Le condizioni sanitarie nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) e il ruolo dei medici chiamati a certificare l'idoneità al trattenimento sono al centro di un intervento pubblicato su The Lancet. Gli autori denunciano il rischio che le valutazioni cliniche vengano condizionate dalle esigenze di sicurezza e richiamano la necessità di tutelare l'autonomia professionale dei sanitari. Il contributo, pubblicato il 16 ottobre 2026, prende spunto anche dall'inchiesta giudiziaria sui presunti falsi certificati medici rilasciati per evitare il trattenimento di migranti nei centri italiani.
A firmare la lettera sono Francesco Tommasi, dell'Università degli Studi di Milano, Angela Adami, della Scuola Normale Superiore di Pisa, e Sebastiano Venturi, dello studio legale Varali Rigotti di Verona. Secondo gli autori, le condizioni di detenzione possono esporre le persone trattenute a rischi per la salute fisica e mentale, mentre il coinvolgimento dei medici nelle procedure di ingresso pone questioni professionali e deontologiche. La loro analisi richiama una serie di criticità già documentate da organismi internazionali, senza costituire una nuova indagine epidemiologica sulla mortalità nei Cpr.
Il rapporto europeo sulle condizioni sanitarie
Un riferimento centrale è il rapporto pubblicato nel dicembre 2024 dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura (Cpt) del Consiglio d'Europa, dopo le visite effettuate nei centri di Milano, Gradisca d'Isonzo, Potenza e Roma. Il documento aveva segnalato condizioni materiali inadeguate, differenze nella qualità dell'assistenza sanitaria, difficoltà nell'identificazione delle vulnerabilità e carenze nella documentazione delle lesioni.
Particolare attenzione era stata dedicata alla gestione della salute mentale e all'impiego degli psicofarmaci. Nei centri visitati, la quota di persone alle quali risultava prescritto almeno un farmaco psicotropo variava indicativamente dal 35% al 47%. Il Comitato aveva inoltre denunciato, specificamente nel Cpr di Potenza, la somministrazione non controllata di medicinali psicotropi anche in assenza di prescrizione, chiedendo alle autorità italiane di intervenire.
Si tratta di elementi che sollevano interrogativi sulla capacità delle strutture di garantire una presa in carico adeguata, soprattutto nei casi di disturbi psichiatrici, patologie croniche e condizioni di particolare vulnerabilità. La valutazione iniziale di idoneità al trattenimento non può infatti essere considerata separatamente dall'accessibilità delle cure e dalla possibilità di seguire l'evoluzione clinica durante la permanenza.
Il giudizio di idoneità e l'autonomia professionale
Per Tommasi, 'c'è un'evidenza sostanziale che ci porta a definire questi luoghi come patogeni e il medico inevitabilmente si trova in difficoltà nello svolgere il proprio lavoro dal punto di vista professionale, etico e deontologico'. L'autore richiama anche le condizioni nelle quali vengono effettuate alcune visite, segnalando il possibile condizionamento derivante dalla presenza delle forze dell'ordine durante gli accertamenti.
Il problema riguarda la possibilità di formulare un giudizio clinico indipendente e sufficientemente approfondito. Per valutare l'idoneità di una persona al trattenimento occorre considerare le condizioni di salute, le eventuali vulnerabilità e la compatibilità tra i bisogni assistenziali individuali e le caratteristiche della struttura. Un accertamento svolto in condizioni che limitano la riservatezza o la raccolta delle informazioni anamnestiche può compromettere la qualità della valutazione.
Gli autori di The Lancet richiamano inoltre il dovere del medico di tutelare la salute del paziente, indipendentemente dalle finalità amministrative della procedura nella quale è chiamato a intervenire. La certificazione sanitaria deve quindi conservare la propria natura clinica, senza trasformarsi in una semplice formalità necessaria all'esecuzione del trattenimento.
La tutela della salute nelle procedure di trattenimento
L'intervento sulla rivista scientifica si inserisce in un confronto che coinvolge medicina, sanità pubblica e istituzioni. Le contestazioni giudiziarie relative ai certificati di idoneità devono essere valutate nelle sedi competenti, distinguendo l'accertamento di eventuali responsabilità individuali dalle condizioni generali nelle quali i professionisti sono chiamati a operare.
La questione centrale per il personale sanitario è garantire che ogni valutazione resti fondata su criteri clinici, documentazione adeguata e autonomia di giudizio. Questo richiede condizioni organizzative che consentano visite riservate, accesso alle informazioni sanitarie e possibilità di approfondimento specialistico quando necessario.




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