
Cresce l’interesse per la specializzazione in Igiene e Medicina preventiva. Nelle 41 Scuole italiane gli iscritti hanno raggiunto quota 422 su 532 posti con borsa ministeriale, pari al 79,3%, rispetto al 68% dell’anno precedente. Un segnale che riporta in primo piano la formazione dei professionisti chiamati a operare nella sanità pubblica, mentre il Servizio sanitario nazionale affronta cambiamenti demografici, organizzativi e professionali. È uno dei temi emersi al 59° congresso nazionale della Società italiana d’igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (SItI).
Una rinnovata attrattività
A sottolineare il cambio di passo è Carlo Signorelli, past president della Sltl, docente di Igiene e Sanità Pubblica all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva. «Si tratta di un segnale di rinnovata attrattività», ha affermato. Crescono anche le seconde specializzazioni in Igiene, mentre le direzioni sanitarie ospedaliere tornano a rappresentare uno «sbocco professionale di primario interesse».
La priorità, ora, è consolidare questa tendenza. «Dopo quattro anni di coordinamento dei direttori delle Scuole di Igiene, credo sia essenziale consolidare questa tendenza investendo sulla qualità formativa, corsi innovativi e ricerca applicata ai vari ambiti della sanità pubblica», conclude il professore.
Un Ssn alle prese con la transizione demografica
Il tema della formazione si intreccia con quello delle trasformazioni che interessano il Servizio sanitario nazionale. Secondo i dati riportati nel comunicato, gli over 65 rappresentano il 24,7% della popolazione italiana. Sul fronte dei professionisti, l’Italia conta 6,9 infermieri ogni mille abitanti rispetto a una media Ocse di 9,2, mentre la spesa sanitaria è indicata all’8,4% del Pil a fronte di una media Ocse del 9,3%.
È in questo scenario che la direzione strategica della sanità è chiamata non soltanto a gestire la complessità, ma anche a governare il cambiamento, traducendo conoscenze, innovazione e risorse in migliori risultati di salute.
Le sfide della leadership sanitaria
Per Paolo Villari, docente di Igiene alla Sapienza Università di Roma e socio vitalizio SItI Lazio, diventa centrale anche il rapporto tra direzione strategica e università, necessario per integrare formazione, ricerca e assistenza e sviluppare il capitale umano. «La riorganizzazione dell’assistenza territoriale, avviata con il DM 77/2022, attraverso Case della Comunità, Centrali Operative Territoriali e nuovi modelli di presa in carico, offre l’opportunità di superare la separazione tra prevenzione e assistenza, ma richiede professionisti, competenze e capacità organizzative per tradurre gli standard in servizi realmente integrati», afferma Villari.
La leadership sanitaria, aggiunge, si misura nella capacità di «costruire visione, valorizzare competenze e multidisciplinarietà e orientare organizzazioni e professionisti verso obiettivi misurabili di salute». La direzione da seguire, conclude, è «mantenere al centro la missione del Ssn: produrre salute, garantendo qualità, appropriatezza, equità e sostenibilità».




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