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Artrite reumatoide, ancora poco usati i farmaci biologici

Artrite reumatoide, ancora poco usati i farmaci biologici
Farmaci

Lo ha affermato il professor Piercarlo Salzi Puttini, primario reumatologo all'Ospedale Sacco di Milano, al Convegno europeo di Reumatologia (EULAR) di Parigi. L'Artrite reumatoide è una malattia invalidante autoimmune (in essa cioè è il sistema immunitario a non riconoscere e ad attaccare le articolazioni dell'organismo stesso) che colpisce oltre 21 milioni di persone in tutto il mondo e interessa - ha spiegato lo specialista milanese - qualcosa come 350-400 mila italiani. Fino a pochi anni fa il trattamento era solo sintomatico e si limitava ad attenuare l' infiammazione (con farmaci antinfiammatori) che colpisce le articolazioni fino alla distruzione delle cartilagini. Oggi sono a disposizione nuovi farmaci biologici diretti contro mediatori specifici dell'infiammazione all' interno del sistema immunitario (citochine come il TNF o le interleuchine) e contro cellule specifiche che controllano la risposta immunitaria come i linfociti T e i linfociti B. Proprio quest'ultimo gruppo di farmaci ''è utilizzato in Italia - stando a quanto ha detto Salzi Puttini, in un 10% dei pazienti, quindi su circa 35 mila, mentre nel resto d'Europa mediamente la percentuale dei pazienti con artrite reumatoide che ne beneficia è del 20-30%. In Germania si è al 40%''. Questa disparità è dovuta al fatto che si tratta di farmaci molto costosi.

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Il reumatologo ha parlato - a proposito del retuximab, che va a bloccare la funzione dei linfociti B - di 5-6 mila euro per ciclo di cura. Molte volte un ciclo è sufficiente a 'spegnere' l'infiammazione per 6 mesi, altre volte occorre far ricorso a più cicli, facendo lievitare la spesa. Il controllo è comunque molto stretto, perchè il farmaco è di quelli a somministrazione ospedaliera. ''In questo momento - ha detto Salzi Puttini - si tende a usare questi farmaci in seconda battuta in associazione con farmaci più vecchi, o quando altri sono diventati inefficaci''. All'Eular sono stati presentati in particolare due studi, Reflex e Finckh. Il primo dimostra con prove radiologiche l' efficacia del rituximab, nel 'fermare' l'azione erosiva dell' artrite in pazienti nei quali hanno fallito precedenti terapie anti Tnf. Il secondo dimostra come nei pazienti che non rispondono a farmaci che agiscono sulle citochine, sia più efficace cambiare bersaglio (sui linfociti B) piuttosto che provare con un diverso anti-Tnf. Sarzi Puttini ha osservato come rituximab inibisca la progressione del danno, a due anni, nell'89% dei casi. Secondo lo specialista sarebbe importante utilizzare questi farmaci in modo precoce, ''prima che il danno articolare, irreversibile, si sia instaurato''.
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