
Oggi, invece, ''mediamente in 6-9 anni si riesce a portare a compimento un'opera, ma ci sono anche casi più virtuosi in cui tutto è pronto in 4-5 anni'' e, in Italia, sono oltre un centinaio i cantieri aperti per ristrutturazione, ampliamento o costruzione ex-novo di strutture ospedaliere, in un panorama che vede un parco da svecchiare. Al 2000 risultava che il 66% degli ospedali italiani era stato costruito prima del 1970, mentre solo il restante 34% ha meno di 40 anni. Nonostante questa situazione, l'Italia ha compiuto svariati passi avanti per quanto riguarda progettazione e realizzazione dei nuovi luoghi di cura. Alcune strutture nosocomiali, infatti, cominciano a mostrare un volto nuovo, con la suddivisione in dipartimenti ipertecnologici come quello di diagnostica per immagini, blocchi operatori, laboratori di routine e di ricerca, che rappresentano il cuore dell'ospedale. Cominciano poi a intravedersi nuovi percorsi verso ospedali ecosostenibili, che curino la persona senza far ammalare il pianeta. ''Le nanoparticelle saranno sparse ovunque, dalla sala d'aspetto al reparto, fino alla sala operatoria''. E le nanotecnologie entreranno nelle strutture sanitarie non più solo dal punto di vista delle cure mediche avanzate, ma anche da quello edilizio: involucri, filtri di impianti di aerazione, pavimenti interni o esterni ed elementi di arredo, grazie alle nanoparticelle avranno capacità anti-inquinanti, saranno cioè in grado di 'mangiare lo smog', e proprietà antibatteriche e autopulenti.




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