Tutte le regioni italiane hanno, alcune in forma embrionale o solo di pianificazione, altre già a pieno regime, un progetto di fascicolo sanitario elettronico. Il problema ora è integrare queste diverse iniziative per arrivare alla definizione e realizzazione di un fascicolo sanitario elettronico unico a livello nazionale. A fare il punto della situazione è stato Gregorio Mercurio, tecnologo del Cnr, nel corso del convegno 'Information security hospital' a Roma. 'Rispetto a cinque anni fa - ha spiegato - si può dire che ormai tutte le regioni abbiano, almeno sulla carta, un progetto di fascicolo sanitario elettronico, anche se in modo molto eterogeneo. Ci sono ad esempio Lombardia, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Toscana e la provincia autonoma di Trento che hanno sviluppato dei progetti ormai consolidati da tempo. E altre che hanno iniziato a fare qualcosa'.
Ad esempio, la Sicilia ha un sistema elettronico per i referti, mentre in Basilicata sta partendo, seppur con qualche difficoltà, proprio il fascicolo elettronico, realizzato anche dal Cnr, 'cui possono accedere per ora gli operatori sanitari - ha continuato Mercurio - in parte con una carta, in parte con username e password. Ma nel prossimo futuro dovrebbero poterlo consultare anche i singoli cittadini, alimentandolo loro stessi. Il fascicolo attualmente integra tutte le informazioni delle strutture sanitarie e dei medici di medicina generale'. La strada per arrivare a un fascicolo sanitario elettronico nazionale è però ancora lunga. 'Ci sono tanti attori coinvolti da mettere d'accordo - ha concluso - Finalmente ora stanno convergendo in un unico tavolo sulla sanità elettronica i due del ministero della Salute e dell'Innovazione. Ma bisogna integrare fra loro i fascicoli regionali, molti dei quali sono stati realizzati con criteri diversi da quelli poi stabilite nelle linee guida, ora in discussione tra Ministero e Regioni'.'Le informazioni sulla salute delle persone hanno un valore sul mercato. Il vero rischio quindi, una volta che andrà a regime il fascicolo sanitario elettronico, è che vengano sottratte da persone interne alle strutture', aggiunge Domenico Vulpiani, dirigente generale della Polizia e consigliere del ministero dell'Interno per la sicurezza informatica. 'Come dimostra Wikileaks - spiega Vulpiani - il vero problema sono gli insider. Le informazioni infatti sono oggi il bene più rubato nelle aziende, circa nel 30% dei casi, superando così i beni e i servizi rivendibili sul mercato, come i computer, che prima erano in cima alla lista delle cose sottratte.
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