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La crisi taglia le spese le spese sanitarie: si risparmia su alimentazione e dentisti. E diminuiscono i ricoveri negli ospedali italiani

Sanità pubblica

Il rapporto non fa mistero del fatto che lo stato di salute generale si sta sgretolando sotto i colpi delle cattive abitudini, adottate a volte per necessità ma anche 'per il deteriorarsi, soprattutto al Sud, di interventi adeguati e investimenti nella prevenzione', come sottolinea Walter Ricciardi, direttore dell'Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia della Cattolica. Più volte Ricciardi ha posto l'accento sul gradiente Nord-Sud aggravato dal federalismo 'che in sanità esiste dal 2001' e per il quale 'le regioni deboli rischiano di essere travolte e la sanità può essere l'elemento dirompente'. Tra individui in sovrappeso e obesi, in Italia, il 45,4% della popolazione, una percentuale prossima a 1 su 2, ha un pessimo rapporto con la bilancia e, in prospettiva, anche con il proprio stato di salute. E non sono esenti dai problemi di peso neanche i bambini: il 34% è grasso. Dal punto di vista economico, la spesa sanitaria pubblica continua a crescere, così come quella procapite (+1,91%) mentre diminuisce gradualmente il disavanzo, oggi fermo a 3,26 miliardi di euro, il valore più basso dal 2004. Ma permane una 'divaricazione destinata ad aumentare', al punto che 'c'è un gap per l'aspettativa di vita di 4 anni tra il Nord e il Sud' ed esistono paradossi come quello della mortalità neonatale: 'in Friuli è la più bassa al mondo, in alcune regioni del Sud - prosegue Ricciardi - si avvicina a quella della Tunisia'. La crisi economica incide anche sulle condizioni di vita e, secondo Ricciardi, questo spiega anche l'aumento del consumo dei farmaci antidepressivi, soprattutto tra le donne nel Centro-Sud e di cocaina, in gran parte tra i giovani. Le donne e gli anziani sono il segmento più fragile. Le prime non pensano alla prevenzione, con un tasso di screening mammografico fermo al 62% e poi emulano le cattive abitudini un tempo appannaggio dei maschi, come fumo e alcol. Sono aumentate le donne tra i 19 e i 64 anni con consumi a rischio, dall'1,6% nel 2006 al 4,9% nel 2008 e tra gli ex fumatori, i maschi sono il 39% e solo il 16% sono donne.  L'altro ramo fragile sono gli anziani, sempre più numerosi, il 20% degli italiani ha più di 65 anni e 1 su 4 di loro vive da solo, anche in questo caso si tratta soprattutto di donne. La popolazione è quasi ferma, cresce solo grazie all'ingresso degli immigrati e il registrato aumento della fecondità, per la gran parte lo si deve alle donne straniere. Le italiane fanno più figli solo al Nord. Il record per il maggior numero di nascite, secondo i dati, se lo è aggiudicato la Provincia Autonoma di Bolzano.

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Intanto negli ospedali italiani i ricoveri continuano a diminuire e parallelamente si riducono le giornate di degenza. Dal 2001 al 2008 il tasso grezzo di ospedalizzazione complessivo del livello nazionale si è ridotto di circa 22 punti percentuali (da 214,6 a 192,8 per 1.000 abitanti). La riduzione registrata in tale periodo è da ricondurre alla sola componente dei ricoveri ordinari passata da 161,4‰ a 133,3‰, essendo, invece, leggermente aumentata nel periodo, sebbene con andamento discontinuo, la quota di ricoveri in regime diurno (da 53,2‰ a 59,0‰). A tale riguardo si sottolinea che, nel 2008, tutte le regioni presentano ancora un tasso di dimissione (TD) per i ricoveri diurni superiore al riferimento normativo di 36 ricoveri per 1.000 abitanti (20 per cento di DH rispetto ad un TD generale fissato pari a 180‰). Allo stesso tempo tutte le regioni meridionali, in particolare quelle sottoposte ai Piani di rientro, mostrano ancora tassi di ospedalizzazione per acuti molto superiori alla media nazionale, spesso maggiori anche rispetto al valore medio nazionale del 2001. Per la maggior parte di queste regioni si evidenzia, comunque, un sensibile trend in miglioramento, segno dell'efficacia delle azioni avviate per sostenere il processo di deospedalizzazione delle attività potenzialmente inappropriate per il livello ospedaliero. Nel 2008 il tasso standardizzato di ospedalizzazione complessivo a livello nazionale è 187,3‰, di cui 129,1‰ in modalità ordinaria e 58,2‰ in modalità di ricovero diurno. Il tasso di ospedalizzazione complessivo varia, a livello regionale, dal valore massimo presente in Campania (231,8‰) al valore minimo del Friuli Venezia Giulia (148,5‰). Anche nell'ultimo anno analizzato dal Rapporto si evidenzia una costante riduzione dei tassi di ospedalizzazione. Per il tasso complessivo la riduzione è del 3,0 per cento nel 2008 rispetto al 2007 e dell'8,0 per cento rispetto al 2006.Per la modalità di ricovero in regime ordinario la riduzione è del 2,9 per cento rispetto al 2007 e del 6,9 per cento rispetto al 2006; per il ricovero diurno la riduzione è del 3,3 per cento rispetto al 2007 e del 10,3 per cento rispetto al 2006. Il tasso relativo al regime di Ro varia dal 100,3‰ della Toscana al 160,1‰ della Puglia. Tutte le regioni presentano un tasso di ospedalizzazione per il DH superiore al riferimento normativo del 36‰. I ricoveri in DH corrispondono al 31,1 per cento del totale. Per quanto riguarda il tasso di ospedalizzazione in regime diurno le regioni con valori estremi sono la Liguria (88,8‰) e il Friuli Venezia Giulia (37,3‰).

Sanità pubblica
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