Resta al palo la concorrenza nel mercato dei farmaci e nel 2011 sale il prezzo dei medicinali senza ricetta, con un aumento per tutti i canali di vendita del 4%. I rincari spalmati sulle tre tipologie distributive mostrano che gli effetti positivi della liberalizzazione introdotta nel 2006 e riservata ai farmaci senza obbligo di ricetta (Sop e Otc) ''si sono ormai esauriti''. E' quanto emerge dall'inchiesta di Altroconsumo su 109 farmacie, 20 parafarmacie e 16 ipermercati. Visitati in totale 145 punti vendita di farmaci senza ricetta in dieci città: Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Verona e Torino. Tuttavia, secondo l'associazione, il consumatore, se correttamente informato, ha ancora margini di convenienza: scegliendo i corner salute nei supermercati il risparmio può arrivare sino al 17,9%; tra farmacie e parafarmacie in queste ultime è possibile pagare il 2,4% in meno. Se è attento in quale farmacia acquistare il consumatore spende meno: uno stesso sciroppo della tosse può costare da 7 euro sino a 11 euro.
145 negozi sotto la lente
Anche quest’anno l’inchiesta sui prezzi dei farmaci, divenuta a distanza di anni un cavallo di battaglia dell’Associazione, fa emergere nuove sorprese. Altroconsumo è andato in 109 farmacie, 20 parafarmacie e 16 ipermercati (per un totale di 145 negozi) per capire come viaggiano i prezzi dei farmaci senza ricetta nell’era delle liberalizzazioni. Sono stati a confronto i prezzi delle 10 città coinvolte (Milano, Roma, Torino, Napoli, Genova, Verona, Bologna, Firenze, Bari e Palermo) e li sono stati anche confrontati con quelli praticati lo scorso anno sugli stessi farmaci.
Il mercato dei medicinali si è appiattito
Gli effetti positivi dell’attuale liberalizzazione sono giunti al capolinea e il beneficio della concorrenza (l’abbassamento dei prezzi) è ormai in un gorgo stagnante: bisogna rivitalizzarla, liberalizzando anche i farmaci da vendere con prescrizione. I medicinali senza obbligo di ricetta, molto comuni e tutti di marca inclusi nell’inchiesta, costano più dell’anno scorso: quasi il 4%. Il rincaro, superiore all’inflazione, si è diffuso in maniera preoccupante su tutti i canali di vendita: farmacie, parafarmacie e ipermercati.
Risparmiare è ancora possibile
Nella realtà concreta del mercato, però, le differenze di prezzo tra un canale e l’altro continuano a essere evidenti. La variabilità dei prezzi in farmacia è del 65%, dunque molto elevata. Se cambio negozio posso trovarmi a pagare, per esempio, uno stesso sciroppo per la tosse (Mucosolvan) da un minimo di 7 a un massimo di 11 euro. I prezzi variano meno tra le parafarmacie (38%) e gli ipermercati (35%). Da rilevare che le parafarmacie hanno perso buona parte della loro competitività rispetto al passato, mentre gli ipermercati si confermano ancora una volta il punto vendita più conveniente: costano il 17,9% in meno delle farmacie.
I farmacisti
I dati comunicati da Altroconsumo ''mancano di un aspetto fondamentale, vale a dire il riferimento in base al quale si giudica che i prezzi dei farmaci da banco siano aumentati. Oggi non esiste un prezzo imposto o anche soltanto consigliato: esiste solo un prezzo di cessione da parte delle aziende produttrici''. Così Andrea Mandelli, presidente della Fofi (Federazione degli Ordini dei Farmacisti italiani), commenta i risultati dell'indagine condotta da Altroconsumo, secondo la quale ''si sarebbe spento l'effetto delle liberalizzazioni, tanto da far avvicinare i prezzi praticati da farmacie e parafarmacie mentre resterebbe alla grande distribuzione la palma della convenienza''. ''E' ovvio che parafarmacie e farmacie - continua Mandelli - abbiano una dinamica di prezzi differente rispetto alla grande distribuzione, perché le parafarmacie e, in misura anche maggiore, le farmacie puntano a offrire al cittadino la massima scelta possibile. Peraltro, l'indagine parla di risparmi al massimo del 17,9%, non di un dato medio" prosegue Mandelli. "Ma anche accettando che questo risparmio si applichi su tutti i medicinali presenti nei corner, stiamo parlando di un risparmio di 9,7 centesimi a compressa, visto che la media dei prezzi dei farmaci da automedicazione è di 6,90 euro, e che le confezioni contengono in media 12 compresse. Si tenga però presente che il farmaco non si consuma quotidianamente, come il caffè o la pasta, ma va assunto se e solo se serve" ragion per cui è poco credibile che la liberalizzazione abbia avuto un impatto molto significativo sulle finanze delle famiglie italiane. "Peraltro - conclude Mandelli - e' evidente anche dai dati di Altroconsumo che le differenze tra i diversi canali di distribuzione si stanno riducendo, come invariabilmente avviene quando si passa da un regime di prezzi imposti a un regime di prezzi liberi: dopo la prima fase si assiste a un riequilibrio verso la media. Vedremo che cosa accadrà, poi, quando anche la grande distribuzione delle cooperative si troverà a pagare imposte maggiori, come previsto dalla manovra economica e, quindi, più vicine a quelle degli altri operatori''.
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