
La scoperta, pubblicata sulla rivista “Nano Letters”, arriva da una collaborazione tra un team di ricercatori del Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering dell’ Harvard University e i ricercatori del Children's Hospital di Boston. Le nanoparticelle sviluppate sono in grado di legarsi all’endotelio dei vasi sanguigni che irrorano le regioni del pancreas contenenti le cellule produttrici di insulina, aumentando in tal modo, di circa 200 volte l’efficacia dei farmaci antidiabetici, grazie alla capacità da parte dei nanomateriali utilizzati, di proteggerli dalla degradazione concentrandoli direttamente in corrispondenza del target. Questo comporta un abbassamento delle dosi di farmaco utilizzate, con una diminuzione degli eventi avversi ad essi associati. Secondo l’opinione degli esperti, l’applicazione di questa nuova tecnologia potrebbe migliorare i risultati delle terapie contro il diabete di tipo 1, una malattia autoimmune che conta più di 300 mila casi ogni anno, in cui il sistema immunitario distrugge progressivamente le cellule beta delle isole di Langerhans, addette alla produzione di insulina.
Bibliografia: Kaustabh Ghosh et al. Polymeric Nanomaterials for Islet Targeting and Immunotherapeutic Delivery. Nano Lett., 2012, 12 (1), pp 203–208, DOI: 10.1021/nl203334c
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