
C'e' attesa, dunque, per i nuovi studi che saranno presentati a Varsavia: ''Notevoli passi avanti - spiega l'ematologo Massimo Morfini, presidente dell'Associazione italiana centri emofilia (Aice) - sono stati fatti innanzitutto per i farmaci da somministrare a questi pazienti. Grande attesa, ad esempio, c'e' per dei nuovi concentrati di farmaci che permetteranno di diminuire il numero di infusioni cui i pazienti sono sottoposti: oggi la terapia deve essere effettuata 2 volte a settimana, ma con i nuovi prodotti si potra' arrivare ad una infusione ogni due settimane, il che significa, ovviamente, una qualita' di vita migliore per i malati di emofilia B''. Questa patologia si caratterizza, infatti, per l'assenza nel sangue di una proteina prodotta dal fegato. Nell'emofilia A e' presente una forte carenza del fattore VIII della coagulazione. Nell'emofilia B manca invece il fattore IX della coagulazione. Questi deficit causano negli emofilici emorragie di gravita' variabile, anche a rischio per la vita. Il trattamento consiste dunque in una 'terapia sostitutiva', cioe' nella somministrazione del fattore mancante. Una delle complicanze piu' gravi e' pero' rappresentata dallo sviluppo degli inibitori, ossia degli anticorpi che l'organismo sviluppa in risposta alla somministrazione del fattore mancante, rendendo di fatto inutile l'azione del farmaco.



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