
Per ora sono state individuate come responsabili due donne: un’italiana dipendente delle Poste e con precedenti specifici e una svizzera ma residente in Portogallo. La coppia aveva creato un sito, www.registromedici.comdi proprietà di una società portoghese, provvisto anche di una casella postale, corrispondente ad un immaginario registro italiano dei medici di cui a loro dire facevano parte 350.000 iscritti. L’organizzazione inviava ai camici bianchi italiani un modulo prestampato per l’aggiornamento ad una banca dati professionale destinata ad attività promozionali, iscrizione “necessaria e gratuita”. Al prestampato veniva allegata una lettera in cui si spiegava che, nel caso il medico non avesse voluto aderire, doveva apporre una croce su una casella predisposta e quindi rispedire al mittente il modulo compilato. In caso contrario il silenzio sarebbe stato interpretato come assenso all’adesione del contratto. Il professionista una volta rispedito il modulo, firmato, alla casella postale di Lodi pensava di aver definitivamente chiuso la questione. Invece una piccola postilla abilmente celata, non escludeva la cancellazione della proposta, anzi era un’accettazione ben precisa. E così il medico si vedeva costretto a versare 1300 euro l’anno per tre anni d’iscrizione ad una banca dati riconducibile, secondo i truffatori, all’Ordine di appartenenza. Coloro che avevano minacciato di rivolgersi all’autorità giudiziaria si sono visti scontare l’importo di 300 euro o, per i più tenaci, la richiesta di un versamento di 500 euro per cancellare l’intera operazione prima dei tre anni. I 64milioni raggirati sono transitati su diversi conti esteri riconducibili alle due donne, anche se gli inquirenti non escludono altri complici in fase d’identificazione. La condotta truffaldina del sito era stata, tra l’altro, già sanzionata dall’Autorità garante per la Concorrenza con un importo di 100mila euro, e rilevata dall'Ordine dei Medici, Fnomceo, che aveva messo in guardia i propri iscritti già nel 2011.
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