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Il decreto Balduzzi rimane al palo. Intanto i medici di base continuano ad essere sanzionati per non aver usato il computer per le ricette. Il gap tra Nord e Sud per le cure

Il decreto Balduzzi rimane al palo. Intanto i medici di base continuano ad essere sanzionati per non aver usato il computer per le ricette. Il gap tra Nord e Sud per le cure
Sanità pubblica

 

Una sanzione che  prende spunto dal regolamento di adesione al progetto Siss (sistema informativo socio sanitario) che obbliga i dottori di famiglia a trasmettere le ricette online alla Regione. Evidente la sorpresa dei quattro, tre uomini e una donna, multati dall’Asl: “Incredibile ma vero – scrivono in una lettera inviata ai vertici regionali – ci sono stati tolti dei soldi guadagnati col nostro lavoro soltanto perché le nostre prescrizioni sono state fatte con il metodo tradizionale e non con quello moderno”. “Inoltre – sottolineano i quattro camici bianchi – i nostri pazienti non si sono mai lamentati per il fatto che non usiamo il computer, anzi ce ne sono grati perché riusciamo a dedicare loro più tempo rispetto a quei colleghi che sono condizionati per non dire oppressi dal mezzo informatico. Non ci sembra giusto che l'Asl ci voglia imporre per il tramite di questa sanzione e con la minaccia di altre più severe una modalità lavorativa nuova, costringendoci ad abbandonare quella usata da decenni da tutti i medici e che ha sempre funzionato. Così facendo ci toglie serenità ed equilibrio, requisiti indispensabili nel rapporto con l'ammalato. Per le suddette considerazioni, che riguardano aspetti sostanziali del lavoro del medico di famiglia, riteniamo che la sanzione sia spropositata ed ingiusta perché volta a punire la violazione di un puro e mero formalismo”, conclude la missiva.

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In un contesto del genere parlare di riforma h24, di nuove prestazioni convenzionate, di un servizio ”più trasparente, efficiente e sostenibile”, punti cardine del decreto Balduzzi sembra quasi inopportuno. E invece va sottolineato che quella riforma alla fine è rimasta in larga parte lettera morta. Per mesi si è parlato di una svolta nella sanità, ma alla fine  la svolta non è arrivata, o quantomeno è incompleta. Un passaggio che non è sfuggito al senatore Ignazio Marino che ha rinfacciato a Balduzzi una legge che non esiste e che non approderà. Eppure le norme firmate dal ministro Balduzzi sono legge dallo scorso novembre 2012; il problema è che mancano  più di 20 decreti attuativi, su cui si stanno dando battaglia Regioni e Governo. Alcuni di questi sono già scaduti (dovevano essere già varati entro il 2012), e la maggior parte dovrebbe essere approvata entro la prima metà del 2013. Le Regioni sostengono di non aver ricevuto finora nemmeno il decreto, contestano i tagli alla sanità e l’impianto stesso di tutta la riforma (che, dicono, è stata fatta con due provvedimenti separati e incompatibili tra loro, ovvero il regolamento della spending review, che taglia i posti letto, e il decreto Balduzzi). Per il 2013 chiedono che il finanziamento alla sanità sia riportato “almeno al livello del 2012″. Inoltre, secondo le Regioni, per avere la possibilità di lavorare con una prospettiva di mantenimento dei Lea (i Livelli essenziali di assistenza), “servirebbero anche un altro paio di miliardi”. Ma per il Governo altri fondi da dare non ce ne sono. Anche perché, a detta dell’esecutivo, il decreto Balduzzi è a costo zero. L’impasse, a poche settimane dall’inizio della prossima legislatura, sembra dunque insuperabile tanto più che nessuno di questi decreti ha la possibilità reale di essere approvato prima del voto. Secondo i tecnici che hanno studiato la riforma ci sono anche vistose incongruenze nel decreto, perché da  una parte si tagliano fondi e risorse per gli ospedali per una riduzione dei costi di 20 milioni di euro, e dall’altra  si mette in atto una riforma, attuata per decreto, che invece ha costi considerevoli. Sono soprattutto tre i nodi del decreto Balduzzi che le Regioni contestano, oltre al fatto di aver approvato una riforma della sanità per decreto: il medico di base h24, l’aggiornamento dei nuovi Lea (Livelli essenziali di assistenza), le nuove regole per la nomina di direttori generali e primari sono i passaggi salienti della nuova sanità. Tuttavia per quanto riguarda l’introduzione del medico h24 l’assistenza ci sarebbe già, sostengono sindacalisti e operatori grazie alle guardie mediche. Farla poi in maniera strutturata, come imporrebbe il decreto, ha sicuramente un costo soprattutto per gli ambulatori h24. Fondi che però verrebbero sottratti agli ospedali in palese sofferenza. Altro problema sono i nuovi Lea, le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di ticket. Il ministro Balduzzi ha provveduto a stilare la nuova lista, includendo anche 110 nuove patologie rare, ma le Regioni sostengono di non aver ancora ricevuto il documento. Le Regioni condividono l’esigenza di aggiornare i Lea ma, dicono, “non ci si può fermare alle malattie rare e alla ludopatia quando c’è bisogno di adeguare i Lea anche nel settore delle prestazioni diagnostiche. Abbiamo dei comuni esami di laboratorio che non sono inseriti nei Lea e manteniamo invece convenzionati degli esami obsoleti”. Soprattutto le Regioni contestano il metodo di non affrontare complessivamente il tema, mettendo in relazione l’aggiornamento dei Lea e costi correlati. E infine la questione delle nomine di direttori generali e dei primari, un fronte sul quale “molti governatori si oppongono perché vogliono continuare a gestire la sanità, ad esempio nominare i primari e i dirigenti. C’è una sorta di dittatura delle Regioni”, affermano dall’opposizione.  

E così l’Italia delle cure soffre, facendo precipitare il Paese da un incoraggiante secondo posto del 2000 a livelli quasi terzomondisti. In particolare al Sud dove l’assistenza in alcuni casi diventa drammatica. Per esempio se al Nord entro 48 ore dalla rottura di un femore si ha buona probabilità di essere operati, al Sud questo avviene in percentuali inferiori alla media nazionale. E non solo, anche una stessa regione non dispone spesso di livelli di assistenza omogenei.  E' un'efficienza a macchia di leopardo quella che emerge dalla relazione conclusiva della Commissione di Inchiesta del Senato sul Ssn. Nei 9 filoni di inchiesta la Commissione ha adottato un criterio scientifico di valutazione del Ssn, ha spiegato il presidente Ignazio Marino (Pd), in modo da poter confrontare l'efficacia dei servizi erogati in ciascuna regione. Un indicatore della qualità dell'assistenza ospedaliera italiana, fra quelli elaborati dalla Commissione insieme alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, è stata considera la percentuale di fratture di femore operate entro due giorni, come da indicazione Oms: nella Provincia autonoma di Bolzano questo avviene nell'83% dei casi, solo nel 16% invece in Basilicata. C'è però anche una forbice infraregionale: solo in Veneto questa percentuale oscilla fra 15% e 85%. Se si guarda il dato sui pazienti dismessi dai reparti chirurgici con diagnosi medica, senza essere stati sottoposti a intervento, la percentuale delle Marche è di quasi il 14% mentre in Campania si arriva a circa il 45%. Non va meglio sul fronte dei parti cesarei: vengono effettuati nel 23% dei casi in Friuli Venezia Giulia e in quasi il 62% in Campania. Nell'ambito dello stesso Friuli, inoltre, i singoli enti erogatori delle prestazioni oscillano fra il 17 e il 36%. Sul piano della salute mentale e dell'oncologia l'indagine si è concentrata su 8 regioni: Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Molise, Toscana, Umbria, Campania e Calabria (dati 2009-2010). Grandi le differenza infraregionali per i trattamenti di salute mentale: un dato su tutti quello della Calabria dove la percentuale dei maggiorenni accolti nei Dipartimenti di salute mentale varia dal 29 al 48%. Sul piano oncologico, le pazienti di tumore alla mammella che hanno subito un intervento di chirurgia conservativa accedono entro 6 mesi alla radioterapia nel 55% dei casi in Emilia Romagna e solo nel 5% in Molise. Le donne che sono state sottoposte a re-intervento entro 4 mesi dall'intervento di chirurgia conservativa per lo stesso tipo di tumore sono lo 0,5% delle pazienti molisane e l'8,5% di quelle dell'Emilia Romagna. Nel caso di tumore al retto, i pazienti trattati con radioterapia pre-operatoria sono il 25% in Emilia Romagna e il 66% in Molise.  Tra i filoni di inchiesta della Commissione del Senato anche una verifica dell'adeguamento del Ssn alla legge 38/2010 sulla terapia del dolore. Un'ispezione svolta nel luglio 2011 in 4 giorni da 500 carabinieri dei Nas in 244 strutture ospedaliere ha evidenziato che nello stesso periodo su 7 milioni di confezioni di farmaci per la terapia del dolore il 68% è stato usato al Nord, il 26% al Centro e il 6% al Sud. In media il 71% delle strutture controllate si è adeguato alla normativa, ma rispetto alla media nazionale se il Nord si colloca al di sopra (88%) e il Centro Italia è in linea (75%), il Sud e' ben al di sotto (53%). Servizi e cure sanitarie in Italia non sono garantiti allo stesso modo sul territorio, spesso con disomogeneità forti anche all'interno di una stessa Regione. In più la maggior parte degli edifici ospedalieri è vecchia, a rischio ''sbriciolamento'' in caso di forti sismi.  Un quadro, che emerge da nove filoni di inchiesta, che indica per il presidente della Commissione Ignazio Marino (Pd) ''la necessità'', in particolare per il prossimo governo, ''di dotarsi di ''un'agenzia nazionale'' di controllo sul servizio sanitario, ''uno strumento super partes, slegato dalla politica, che valuti le pratiche sul territorio in modo programmatico''. Quadro negativo sul piano degli edifici ospedalieri: il 75% delle strutture verificate, circa 200, mostra ''gravi carenze'' - ''si sbriciolerebbe'' - in caso di sismi di 6,2-6,3 su scala Richter. Il 60% avrebbe ''carenze per terremoti abbastanza importanti'' (intensità 6). Almeno 500 le strutture in zone sismiche che avrebbero bisogno di ''interventi''. Non a caso proprio oggi il ministro della Salute Renato Balduzzi, al termine della Conferenza Stato-Regioni, ha accolto come ''una boccata d'ossigeno'' per il Ssn lo sblocco da parte delle Regioni di circa un miliardo per l'edilizia ospedaliera.

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Sanità pubblica
Commenti
PC
Pietro Antonio Collini
Usare il computer ormai è necessario, ma altrettanto necessario è avere un sistema sia di collegamenti, che di software adeguatii. In questo caso il tanto ventilato siss fa letteralmente pena. Un qualunque smanettone avrebbe saputo creare un software migliore; mentre la connessione Nordcom fa letteralmente schifo. Quindi non mi sento di condannare i colleghi che scrivono con la biro, anzi... Vorrei invece togliere la convenzione a quegli incapaci di sindacalisti che ci hanno portato alla rovina professionale, inchinandosi sempre a 90° al ministrucolo di turno, pur di mantenere i loro privilegi e manderei a pulire i water il ministro ideatore di una "riforma" tanto stupida quanto inutile....
Rispondi
25/02/2013 14:04
?
Ma quale danno e quale mancanza di rispetto hanno comportato agli altri quei due colleghi che in fondo sono stati coerenti al periodo in cui quasi tutti abbiamo cercato di resistere alla burocratizzazione dei medici che prima guardavano in faccia il paziente ed ora sono rivolti al computer?Oppure da vittime si e' diventati carnefici? Continuiamo a subire sempre tutto,ad accettare di fare sempre qualcosa in piu' come corrispettivo di guadagnare qualche euro.Forse qualcuno ha mai sentito che gli altri lavoratori nel rinnovo contrattuale accettano oneri maggiori? Per es. i ferrovieri per guadagnare di piu' hanno accettato di pulire anche i locali delle stazioni feroviarie quando finiscono il turno sul treno?Ma noi si, anche il servizio 24/24 ore ed a costo zero come qualche sindacalista ha promesso, in cambio poi di fare il dirigente. E qualcuno sa se siamo assicurati con l'INAIL se durante il servizio per qualche motivo ci rimettiamo la pelle?Certo,la notizia sarebbe pubblicata gratis sui giornali.E allora pensiamo seriamente di essere piu' solidali e di non frustarci tra di noi!
Rispondi
16/02/2013 16:20
AA
Antonio Accardi
Prima in questo forum si dava addosso ai sindacati colpevoli di essersi piegati a farci sopportare carichi internet e burocratici fastidiosi con piattaforme lente e senza una retribuzione adeguata... ora dagli addosso all' untore. sono lontani i tempi in cui in questo forum si imprecava contro brunetta e i certificati telematici, d' altronde si può cambiare idea niente di male... però obbligare al conformismo è la negazione della identità culturale e professionale... voglio dire che piano piano da liberi professionisti siamo diventati dipendenti ed è triste sentire questa durezza da parte di colleghi che sembrano così più dei Direttori... forse chi esprime questa durezza sfoga la repressione che si sente addosso per essere costretto a rispettare punti della convenzione che gli pesano? Si siamo pagati x questo ma questo scambio soldi-autonomia professionale è conveniente per noi? onore x denaro? come recita la nuova canzone sanremese di Max Gazzè. io penso che un minimo di libertà organizzativa dobbiamo averla e cmq tutti (compreso io che con il pc mi trovo benissimo) nel giro di pochissimo saremo pc dipendenti... ma sarebbe più utile costringerci ad aggiornarci sulla semeiotica clinica che costringerci a massificarci.
Rispondi
15/02/2013 19:32
SA
Salvatore Alaimo
frustare a sangue è chiaramente una figurazione simbolica,ma sbatterli fuori dalla Convenzione ,se non altro per rispetto degli sforzi e spese di tutti gli altri,quello SI'
Rispondi
15/02/2013 11:23
?
Nulla da eccepire sul fatto che la convenzione prevede la compilazione informatica delle ricette, ma chi si esprime auspicando di frustare a sangue sulla pubblica piazza i colleghi dovrebbe essere radiato dall'Ordine dei Medici;
14/02/2013 23:32

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