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Cellulite, meglio dello sport farmaci e creme

Farmaci Redazione DottNet | 27/05/2013 09:01

E' la bestia nera di tutte le donne: la cellulite. Ma guai a pensare che un'intesa attività fisica possa migliorare la situazione. Anzi. Per il chirurgo vascolare napoletano Lanfranco Scaramuzzino, troppo sport peggiora quei terribili inestetismi della pelle.

 ''Dagli ultimi studi - dice - è emerso che c'è una predisposizione familiare nella cellulite e soprattutto abbiamo capito che l'attività fisica estremizzata ha esattamente il risultato contrario a quello sperato''. Anche di questo argomento si è discusso nel corso del Congresso nazionale della società italiana di flebologia di sabato scorso all'hotel Plaza di Caserta. A occuparsi di cellulite e insufficienza venosa trattando la materia dal punto di vista estetico e da quello delle complicazioni al sistema venoso è stato proprio il chirurgo vascolare napoletano. ''Siamo in un campo - dice Scaramuzzino - che le donne affrontano in maniera puramente fisico-psicologico mentre non dobbiamo dimenticare l'aspetto medico scientifico. La cellulite, infatti, va sicuramente prevenuta affrontandola per quello che è, ovvero un problema che colpisce tutte le donne.

Deve essere combattuta con un'alimentazione sana e un'attività fisica costante. Ma sicuramente non con un eccesso di sport''. Crolla quindi il vecchio mito di palestre e corsi di aerobica. Troppo sport, quindi, non modella il corpo, non è la panacea al disagio estetico più temuto dalle donne, quanto piuttosto un aggravante. ''Oltre a una dieta equilibrata - dice Scaramuzzino - bisogna stare molto attenti a come si affronta il problema attraverso l'attività fisica. Un esubero produce troppo acido lattico che induce e favorisce la formazione di cellulite oltre che un'alterazione della funzione emodinamica venosa''. Il chirurgo, inoltre, spiga che affrontando la questione sotto il profilo strettamente farmacologico, esistono trattamenti in pillole e creme, in particolare le ultime arrivate sul mercato, che creano una permeabilità dei vasi venosi. 

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Fonte: Società flebologia

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