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Rapporto Ceis, sanità italiana mai così in basso

Rapporto Ceis, sanità italiana mai così in basso
Sanità pubblica

Diminuiscono sia i disavanzi sanitari che i finanziamenti ed è da ripensare la politica industriale farmaceutica. Questo il quadro che emerge dal IX rapporto Ceis (Centre for economic and international studies) dell'Università di Roma "Tor Vergata", dal titolo "Crisi economica e sanità" presentato giovedì scorso (clicca qui per scaricare il documento completo). A calare è anche la spesa farmaceutica. "In Italia, è una delle più basse d'Europa, in questo senso serve una seria politica industriale". Commenta a margine del convegno Federico Spandonaro, professore di economia sanitaria presso l'Università di Tor Vergata. "Rispetto agli altri paesi dell'Europa a 12 è del 15% inferiore, a fronte di una più elevata età media. Il che si è tradotto in perdita dei posti di lavoro, ben 10.000 quelli venuti meno negli ultimi 5 anni. Nel ripensare le politiche industriali dovremmo valutare il saldo sociale tra risparmio da un lato e perdita di occupazione", aggiunge. In un momento di crisi congiunturale e riduzione del Pil, fondamentale puntare sull'universalismo selettivo. "Il nuovo Def giustamente lo prende in considerazione, ma senza specificare quali siano i criteri di selettività", spiega ancora Spandonaro, specificando che "deve esser selettivo in base ai bisogni". Nel dettaglio, si legge nel documento, nel 2011 la spesa sanitaria complessiva (pubblica e privata) pro‑capite in Italia èstata inferiore di circa il 23,9% rispetto ai Paesi appartenenti all’EU 15 (- 22,2 quella pubblica e - 29,4 quella privata).  Con un'incidenza complessiva sul PIL che è ormai inferiore al 9% (fonte OECD). Un quadro negativo che si ritrova anche nella spesa pubblica per Protezione Sociale e - soprattutto - per Istruzione che in Italia è inferiore rispetto all’Europa (EU12): rispettivamente, di ‑6,44% e ‑26,95%. Inoltre la nona edizione del Rapporto rimarca anche come nel 2011, per il secondo anno di seguito, la spesa sanitaria pubblica diminuisca: in termini nominali del ‑0,7% (contro il ‑0,8% dello scorso anno). E in questo senso la privata cala più della pubblica. Al palo i finanziamenti. La crescita è piuttosto modesta, e nel 2011 quello reale (depurato dell’inflazione) registra rispetto al 2010 addirittura una diminuzione.

Privato: L’Italia sembra essere propensa a effettuare investimenti strutturali in Sanità, ma a farlo è essenzialmente il settore privato (nel 2011 è a suo carico il 61,2% degli investimenti fissi in Sanità):  lo scenario che si prospetta è quello di strutture pubbliche obsolete, e un settore privato sempre più “appealing”.

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Le regioni: I disavanzi regionali diminuiscono, ma restano concentrati in poche Regioni (nel 2011 in Liguria, Lazio, Campania, Calabria e Sardegna si concentra l’87,21% del disavanzo nazionale) Nelle Regioni “meno virtuose” (sottoposte a PdR), ad eccezione dell’Abruzzo, i cittadini pagano sempre più di tasca propria; aumentano le famiglie impoverite in Calabria (+7,8%), Lazio (+4,7%), Campania (+2,9%), Sicilia (+1,5%) e Sardegna (+0,9%), però si registra (nelle stesse Regioni a eccezione di Sardegna e Lazio) una notevole riduzione del numero di famiglie soggette a spese catastrofiche.

Personale: Con riferimento alle dotazioni organiche ospedaliere regionali:  considerando come target gli indicatori delle Regioni "più virtuose" (le prime 3 con il minor numero di personale infermieristico per posto letto e le prime 5 con il minore rapporto medici per infermiere), l’organico non sembra omogeneamente distribuito. Gli scostamenti dal target sono decisamente rilevanti: +23% per il personale infermieristico nelle Regioni del Centro, e oltre il +30% per medici e odontoiatri (rispettivamente -34% e -31% nel Centro e nel Sud). Anche il Nord, se pur più “virtuoso”, dovrebbe ridurre infermieri e medici del -13% e -14%. Complessivamente si evidenzia un surplus di personale di infermieri e medici e odontoiatri, rispettivamente di circa 28.800 e 18.800 unità.

Assistenza primaria: Lo sviluppo dell’assistenza primaria richiede conoscenza dei carichi di lavoro e corretti sistemi di remunerazione: contrariamente a quando ci si potrebbe attendere, l’impegno dei medici di medicina generale sembra maggiore per le classi di età centrali; i contatti degli anziani sono frequenti, ma spesso per esigenze “burocratiche”, come per la ripetizione delle ricette: gli incentivi nel settore vanno certamente rivisti.

Spesa farmaceutica: La spesa farmaceutica italiana pro-capite (€ 389,9) è sotto la media della spesa nei Paesi EU15 (nel 2011 registra un -14,5%, che diventa ‑21,4% standardizzando per età). Nel 2012, in Italia si riducono le aziende farmaceutiche (‑5,0%) e gli occupati (‑2,3%, pari a circa 1.500 addetti in un anno). Nell’ultimo decennio (dal 2002 al 2012) sono oltre 20.000 gli occupati in meno, e diminuisce anche il numero di occupati per azienda: dai 283,6 del 2002 ai 210,3 del 2012.  Ciò significa che le aziende oltre ad essere di meno, sono anche di dimensioni inferiori. Anche l’innovazione farmaceutica ne risente: sempre nel 2012 diminuiscono gli addetti alla R&S (quasi l’1% in meno rispetto al 2011), il numero di brevetti prodotti (‑27,1% nel 2010 rispetto al 2009) e gli investimenti in R&S (-1,6%). E anche l’indotto dell’industria farmaceutica (‑4,4%).

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Fonte: ceis tor vergata

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