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Un asse cervello-intestino per sconfiggere l'obesità

Stimolazione magnetica transcranica cambia microbiota intestino
Medicina Interna

 Per dimagrire occorre cervello, secondo una ricerca svoltasi al Policlinico San Donato in collaborazione con l'Istituto Galeazzi, entrambi IRCCS milanesi, presentata in questi giorni al 99/o Meeting della Endocrine Society a Orlando, Negli Stati Uniti.     Lo studio dimostra per la prima volta, ma ancora su un limitato numero di soggetti obesi, l'efficacia della stimolazione magnetica transcranica profonda nel modificare i batteri intestinali, il cosiddetto 'microbiota', favorendo il calo ponderale dei pazienti.     A condurlo è stato Livio Luzi, responsabile dell'Area di Endocrinologia e Malattie Metaboliche del San Donato, in collaborazione con Lorenzo Drago, responsabile del Laboratorio di analisi Chimico-Cliniche e Microbiologiche presso il Galeazzi e da tempo impegnato in studi sul microbiota.   

La stimolazione magnetica transcranica profonda è una tecnica non invasiva in cui il paziente indossa una sorta di casco leggero che applica una sollecitazione elettromagnetica a differenti regioni del cervello. Nella ricerca, finanziata dal Ministero della Salute, sono stati coinvolti 14 soggetti obesi, dai 22 ai 65 anni, suddivisi casualmente in due diversi gruppi.     Un gruppo è stato trattato con 15 sessioni di stimolazione cerebrale; l'altro con una stimolazione fittizia. Dopo 5 settimane coloro cui era stata effettivamente erogata la terapia avevano perso più del 3% del peso e più del 4% del grasso corporeo in misura più elevata rispetto a gruppo di controllo.     Le analisi hanno inoltre mostrato nei soggetti trattati quantità aumentate di diverse specie di 'batteri buoni' con proprietà antinfiammatorie, che si trovano normalmente nel microbiota degli individui sani.

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E sono risultati migliorati diversi parametri ormonali e metabolici che hanno un ruolo chiave sia nella regolazione dello stimolo della fame, sia nella composizione del microbiota.     "Una delle cause dell'obesità - commenta Luzi - può essere riconosciuta in una composizione sbilanciata del microbiota intestinale che influisce sul cervello causando segnali alterati relativamente alle sensazioni di appetito. Con questo studio abbiamo confermato l'esistenza di un asse intestino-cervello e, partendo dalla stimolazione cerebrale, abbiamo cercato di sfruttarlo per fornire una terapia innovativa dell'obesità, sicura e soprattutto non invasiva". Ma lo studio è preliminare e dovrà essere confermato in una popolazione più ampia.

fonte: ansa

Medicina Interna
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