
Basterebbero poche cellule raccolte con un pap test o con un esame del sangue materno per ottenere una diagnosi non invasiva sulla salute del feto. La tecnologia che permette di isolarle ed esaminarle è in fase di studio, e sta partendo proprio in questi giorni, all'Ospedale San Gerardo di Monza, la prima sperimentazione per il suo utilizzo. L'esame, pur non essendo invasivo come l'amniocentesi, dovrebbe essere in grado di dare una risposta altrettanto certa.
La sperimentazione, che vedrà coinvolte circa 40 donne in gravidanza, si basa sull'utilizzo della tecnologia DEPArray, in grado di isolare singole cellule rare in tessuti e liquidi del corpo umano.
Tra i campi in cui cui DEPArray è applicabile, anche l'oftalmologia. Un progetto sperimentale avviato con il Singapore Eye Research Institute mira infatti a utilizzarlo per distinguere il linfoma oculare da una semplice infiammazione. Mentre con l'ospedale di Singapore SingHealth e con quello di Monza la sperimentazione riguarda lo sviluppo di un test diagnostico non invasivo per individuare nel feto possibili anomalie cromosomiche. "Diversamente da amnio e villocentesi - chiarisce Doffini - non si basa sul prelievo di cellule fetali da liquido amniotico o da tessuto coriale. Ma diversamente dagli screening sul DNA fetale circolante nel sangue materno oggi molto diffusi, non si basa sull'analisi di frammenti di cromosoma, bensì sull'intero genoma di una cellula fetale. Non da' quindi una risposta probabilistica, ma una risposta certa. Ovvero che corrisponde a una diagnosi".
fonte: ansa



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